Il sogno delle due colonne

 

[da G.B. Lemoyne, Memorie biografiche di San Giovanni Bosco, VII, Torino 1909, pp. 169-171]

 

 

Figuratevi di essere con me sulla spiaggia del mare, o meglio sopra uno scoglio isolato, e di non vedere attorno a voi altro che mare. In tutta quella vasta superficie di acque si vede una moltitudine innumerevole di navi ordinate a battaglia, che avanzano contro una nave molto più grande e alta di tutte, tentando di urtarla col rostro, di incendiarla e di farle ogni guasto possibile. A quella maestosa nave, fanno scorta molte navicelle, ma il vento è loro contrario e il mare agitato sembra favorire i nemici.

In mezzo all’immensa distesa del mare si elevano dalle onde due robuste colonne, altissime, poco distanti l’una dall’altra. Sopra di una vi è la statua della Vergine Immacolata, ai cui piedi pende un largo cartello con questa iscrizione: «Auxilium Christianorum»; sull’altra che è molto più alta e grossa, sta un’Ostia di grandezza proporzionale alla colonna, e sotto un altro cartello con le parole: «Salus credentium».

Il comandante supremo della nave, che è il Romano Pontefice, vedendo il furore dei nemici e il mal partito nel quale si trovano i suoi fedeli, convoca intorno a sé i piloti delle navi secondarie per tener consiglio e decide sul da farsi. Tutti i piloti salgono e si adunano intorno al Papa. Tengono consesso, ma infuriando sempre più la tempesta, sono rimandati a governare le proprie navi.

Fattasi un po’ di bonaccia, il Papa raduna intorno a sé i piloti per la seconda volta, mentre la nave capitana segue il suo corso. Ma la burrasca ritorna spaventosa.

Il Papa sta al timone e tutti i suoi sforzi sono diretti a portare la nave in mezzo a quelle due colonne, dalla sommità delle quali tutto intorno pendono molte ancore e grossi ganci attaccati a catene.

Le navi nemiche tentano di assalirla e farla sommergere: le une con gli scritti, con i libri, con materie incendiarie, che cercano di gettare a bordo: le altre con i cannoni, con i fucili, con i rostri. Il combattimento si fa sempre più accanito; ma inutili riescono i loro sforzi: la grande nave procede sicura e franca nel suo cammino.

Frattanto i cannoni degli assalitori scoppiano; i fucili e ogni altra arma si spezzano; molte navi si sconquassano e sprofondano nel mare. Allora i nemici, furibondi, prendono a combattere ad armi corte: con le mani, con i pugni e con le bestemmie.

A un tratto il Papa, colpito gravemente, cade. Subito è soccorso, ma cade una seconda volta e muore. Un grido di vittoria e di gioia risuona tra i nemici; sulle loro navi si scorge un indicibile tripudio. Sennonché, appena morto il Papa, un altro Papa sottentra al suo posto. I piloti radunati lo hanno eletto così rapidamente che la notizia della morte del Papa giunge con la notizia dell’elezione del suo successore. Gli avversari cominciano a perdersi di coraggio. Il nuovo Papa, superando ogni ostacolo, guida la nave in mezzo alle due colonne, quindi con una catenella che pende dalla prora la lega ad un’àncora della colonna su cui sta l’Ostia, e con un’altra catenella che pende a poppa la lega dalla parte opposta ad un’altra àncora che pende dalla colonna su cui è collocata la Vergine Immacolata.

Allora succede un gran rivolgimento: tutte le navi nemiche fuggono, si disperdono, si urtano, si fracassano a vicenda. Le une si affondano e cercano di affondare le altre, mentre le navi che hanno combattuto valorosamente col Papa, vengono anch’esse a legarsi alle due colonne. Nel mare ora regna una grande calma[1].

 


   [1] Dopo aver raccontato questo sogno don Bosco chiede un’interpretazione a don Rua che dice: «Mi pare che la nave del Papa sia la Chiesa, la nave gli uomini, il mare il mondo. Quelli che difendono la grande nave sono i buoni, affezionati alla Chiesa; gli altri i suoi nemici. Le due colonne di salvezza mi sembra che siano la devozione a Maria Santissima e al SS. Sacramento dell’Eucarestia». «Hai detto bene» commenta don Bosco «bisogna soltanto correggere un’espressione. Le navi dei nemici sono le persecuzioni. Si preparano gravissimi travagli per la Chiesa. Quello che finora fu, è quasi nulla rispetto a quello che deve accadere. Due soli mezzi restano per salvarsi fra tanto scompiglio: Devozione a Maria Santissima e frequente comunione» (A. Socci, Il quarto segreto di Fatima, Milano 20062, p. 69, n. 89).

 

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