Fátima: il tradimento nella Chiesa

P. PICASSO

Dora e il minotauro

(1936)


 

«Con dolore partorirai figli» (Gn 3,16), dice il Creatore alla prima donna, Eva, dopo che questa si era fatta tentare dal serpente, disubbidendo alla sua Parola: «dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare» (Gn 2,17). Da quell’ora l’umanità decade, perde il suo stato di grazia della santità originale: la morte, il dolore, il peccato che si trasmette per propagazione di generazione in generazione, entrano nella storia umana, soggetta alla signoria del principe di questo mondo.

 

Alla caduta del primo Adamo, il Padre del Cielo per la sua infinita misericordia, pose un rimedio insuperabile e meraviglioso donando il suo Figlio il quale, mediante l’estremo sacrificio sulla Croce, dischiuse quella via all’albero della vita, tenuta serrata fino a quell’ora dalle sue creature celesti (cfr Gn 3,24): il sangue e l’acqua zampillati dal suo costato (Gv 19,34), che sono i Sacramenti della Chiesa, l’Eucaristia e il Battesimo, costituiscono perciò quei frutti germogliati dal nuovo albero della vita, la Croce: da questo nuovo arbusto, che ha messo radici nel mondo rinnovato, l’umanità tutta aveva la possibilità, solo che lo desiderasse, di riconquistare ed anzi di superare quello stato di perfetta santità, perduto dall’ora della colpa (CCC 412).

 

Nel corso di duemila anni la Chiesa Cattolica ha creduto queste semplici ed eterne verità. Ogni sacerdote cattolico, intento a celebrare la Santa Messa, era intimamente consapevole che sull’altare si rinnovava il Sacrificio della Croce, vero culmine e fonte di tutta l’esistenza umana, per consegna di Cristo fin  dall’Ultima Cena; e così fino alla fine dei tempi. Ogni fedele, sufficientemente edotto del significato di quel Rito, ne era altresì convinto, accostandosi con animo devoto alle Sacre Specie.

 

La “rinuncia” alle Somme Chiavi del papa Benedetto XVI ha però segnato un punto di svolta. Il successivo conclave, tenutosi in condizioni del tutto differenti rispetto al passato, sopra il quale incombevano poteri avversi alla Chiesa, così come si va a mano a mano chiarendo proprio in questi giorni, rappresenta il vero punto di rottura: dopo le ripetute e del tutto interessate pressioni sul vecchio legittimo Pontefice, che hanno avuto come risultato proprio la “rinuncia”, un gruppo di cardinali affiliati a una potente e ramificata lobby massonico-ecclesiastica, tradendo il loro sacro mandato, si riunivano nella vetusta Arcibasilica papale di Santa Maria Maggiore, il più importante luogo di culto mariano della Cristianità, e si accordavano per far eleggere al Soglio pontificio un uomo che li rappresentasse e ne condividesse gli “ideali”.

 

Da questa copula che si configura come un sovvertimento dell’ordine costituito, da questo abbraccio mortale tra la Donna e il suo nemico di sempre, è generato, nell’anti-spirito satanico, colui che si presenta come un falso-agnello, che parla come un drago (Ap 13,11).

 

 «Con dolore partorirai figli». Ecco, lo vediamo: di nuovo la Donna non è sorda alle lusinghe, nuovamente le appare invitante il richiamo del “serpente antico”: «sareste come Dio» (Gn 3,4). E ci sovvengono allora le parole di San Paolo ai Tessalonicesi: Prima infatti verrà l’apostasia e si rivelerà l’uomo dell’iniquità, il figlio della perdizione, l’avversario, colui che s’innalza sopra ogni essere chiamato e adorato come Dio, fino a insediarsi nel tempio di Dio, pretendendo di essere Dio (2Ts 2,3s). Quali drammatiche conseguenze ci dovremo dunque attendere da questa infedeltà da parte di coloro che pretendono di rappresentare la Donna, la Chiesa, nella sua parte maggioritaria, da quei non pochi pastori che pascono se stessi (Ez 34,2.10)?

 

«Con dolore partorirai figli». Madre della Chiesa, Madre nostra Addolorata a motivo di questo inaudito tradimento. I tuoi pastori hanno voltato le spalle al gregge consegnandolo ai lupi, hanno respinto la Parola di Dio, ed anzi l’hanno calpestata. Quale potrà mai essere la tua missione in questi nostri tempi di angoscia?

 

In verità, tutto questo lo abbiamo già incominciato a vedere nel corso dell’ultimo Sinodo sulla famiglia, durante il quale sono venute allo scoperto tesi erronee, anzi delle vere e proprie eresie, che hanno paventato come possibile il venir meno dell’indissolubilità del vincolo matrimoniale. Quale occasione più opportuna si sarebbe mai potuta presentare al pervertito e pervertitore per attaccare i Sacramenti istituiti da Nostro Signore? Sappiamo che il legame matrimoniale è segno dell’unione sponsale di Cristo con la sua Chiesa, l’Amata, di cui l’Eucaristia costituisce la fede nuziale, che lo Sposo ha infilato dall’alto della Croce all’anulare della sua Donna. Siamo tuttavia certi che il Divino Consorte non farà mai mancare il suo sostegno, il suo proprio amore – vero agàpe – alla sua Chiesa.

 

«Con dolore partorirai figli». Ci è dunque chiaro che, laddove si renda lecita la possibilità che i divorziati risposati possano accedere all’Eucaristia, l’attacco non sia al matrimonio tout court, non semplicemente al Sacramento coniugale, ma esso miri molto più in alto. Nel corso della recente Assise sinodale, i cui lavori non sono del tutto conclusi, sono venute allo scoperto eresie mortali, che puntano a dissolvere il legame tra Cristo e la sua Chiesa, creato dal suo sangue versato sulla Croce. La disgregazione della Congregazione dei Francescani dell’Immacolata, portata avanti con accanimento dai pastori infedeli, dove la celebrazione del Rito Antico era diventata oramai patrimonio condiviso e fonte di nuove vocazioni religiose, non è nient’altro che il primo segnale di questa azione diabolica scatenatasi contro il Sacramento dell’altare.

 

Ed allora, vedremo presto i nefasti risultati di questa premeditata azione del maligno: sempre di più la “Donna”, che è venuta meno alla sua missione, non sarà capace di generare alla vita eterna, perderà vita, potremmo meglio dire che Essa perderà sangue, il sangue prezioso di Nostro Signore Gesù Cristo, divenendo una Donna impura, emorroissa (Mt 9,20-22); una Donna accomunata a tutte le altre donne, a tutte le altre consorterie più o meno riconosciute che amano definirsi “chiese”.

 

«Con dolore partorirai figli». Il peccato che la “donna” ha contratto tradendo il suo Sposo per opera dei suoi pastori ai più alti vertici, ne farà una creatura soggetta alla corruzione e alla fine, perché si rinnova, almeno in una sua parte più cospicua, quel venir meno dello stato di perfetta santità voluto dal suo Fondatore: «Vieni, ti mostrerò la condanna della grande prostituta» … E vidi quella donna, ubriaca del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù (Ap 17,1.6). Di questa “Donna” tronfia conosciamo altresì il triste epilogo: «È caduta, è caduta Babilonia la grande, ed è diventata covo di demoni, rifugio di ogni spirito impuro» (Ap 18,2).

 

«Con dolore partorirai figli». Chi saranno mai costoro? Sono i figli degli ultimi tempi che Maria genera spiritualmente per conseguire la sua vittoria finale. Un grande devoto della Vergine, San Luigi Maria Grignion da Montfort, ce ne parla in questi termini:

 

Saranno piccoli e poveri a giudizio del mondo e bassi davanti a tutti come il calcagno, calpestati e perseguitati come lo è il calcagno rispetto alle altre membra del corpo. Ma in compenso saranno ricchi della grazia di Dio, che Maria loro distribuirà abbondantemente; grandi e sublimi in santità davanti a Dio, superiori ad ogni creatura per il loro ardente zelo. […] Tuoneranno contro il peccato, grideranno contro il mondo, colpiranno il demonio e i suoi seguaci e trafiggeranno da parte a parte, per la vita o per la morte, con la spada a doppio taglio della parola di Dio tutti quelli ai quali saranno mandati da parte dell’Altissimo. Saranno i veri apostoli degli ultimi tempi, ai quali il Signore delle virtù darà la parola e la forza per operare meraviglie e riportare gloriose vittorie sui suoi nemici.[1]

 

 Perché, malgrado tutto ciò che ci circonda ci mostri il contrario, noi siamo consapevoli che il trionfo tocca a Colei che è stata concepita sine macula, proprio in previsione di questa macchia che la Chiesa di cui è Madre avrebbe portato con sé, nell’ultimo tratto del suo percorso terreno: «questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno» (Gn 3,15).

 

«Con dolore partorirai figli». È soprattutto quel Figlio destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro (Ap 12,5) che la Donna fuggita nel deserto mette al mondo nel dolore: Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto (Ap 12,2). In queste parole non si vuole dunque raccontare la nascita nella carne di Gesù a Betlemme, perché Maria, immune dalla colpa originale sin dal primo istante del suo concepimento, non emise alcun grido in quell’attimo. È invece la nascita spirituale del Figlio che l’Immacolata offre al Padre celeste, col suo Cuore Immacolato, in sacrificio di riparazione (Is 53,10): Se qualcuno commetterà un’infedeltà e peccherà per errore riguardo a cose consacrate al Signore, porterà al Signore, come sacrificio di riparazione, un ariete senza difetto, preso dal gregge (Lv 5,15). È dunque il frutto del suo grembo di Madre della Chiesa che la Vergine dona a tutti noi, quella Vittima pura e immacolata data in oblazione, in espiazione della macchia contratta a motivo del peccato che esiste nella Chiesa, in un modo mai visto prima, dopo i recenti fatti.

 

«Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati» (Mc 10,39): il sangue e l’acqua. La Visione profetica di Fátima, che le gerarchie ecclesiastiche hanno malauguratamente voluto tenere celata per decenni, descrive puntualmente la seconda parte di queste parole della Scrittura. È il Battesimo palingenetico che tutto lava e rinnova, un Battesimo di sangue (Lc 12,50).

 

L’allora cardinal Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, commentava l’epilogo di questa Visione proprio in questi termini:

 

Il sangue di Cristo ed il sangue dei martiri vengono qui considerati insieme: il sangue dei martiri scorre dalle braccia della croce. Il loro martirio si compie in solidarietà con la passione di Cristo, diventa una cosa sola con essa. Essi completano a favore del corpo di Cristo, ciò che ancora manca alle sue sofferenze (cfr Col 1,24). La loro vita è divenuta essa stessa eucaristia, inserita nel mistero del chicco di grano che muore e diventa fecondo.[2]

 

«Con dolore partorirai figli». Ecco, vediamo che questi figli degli ultimi tempi, offerti in sacrificio di riparazione, portano a compimento la promessa fatta alla Donna, quando il serpente antico osò sfidare, per massima superbia, la potenza del Creatore: «ti schiaccerà la testa».

 

E vedemmo in una luce immensa che è Dio: “qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti” un Vescovo vestito di Bianco “abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”. Vari altri Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della Croce c’erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio.[3]

 

La macchia è dunque lavata: la vera Chiesa, che conserva tutta intera la Verità che le è stata consegnata, proprio nel suo estremo travaglio, accede al Regno e porta a compimento la sua missione terrena: Il terzo giorno ci fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli (Gv 6,1s).

 

«Finalmente il mio Cuore Immacolato trionferà».

 



[1] San Luigi M. Grignion da Monfort, Trattato della vera devozione alla Santa Vergine, ed. S. De Fiores, Cinisello Balsamo 200815, pp. 49-51.

[2] J. Ratzinger, Commento teologico, in Congr. per la Dottr. della Fede, Il messaggio di Fatima, Cinisello Balsamo 2000, p. 57.

[3] Terza Parte del «Segreto», in Congr. per la Dottr. della Fede, Il messaggio di Fatima cit.

 

 

Il card. Masella incorona l'immagine di Nostra Signora di Fátima (1946)
Il cardinale legato pontificio Benedetto Aloisi Masella incorona l'immagine di Nostra Signora di Fátima (13 maggio 1946)

Pubblicato GIOVEDÌ, 4 DICEMBRE 2014

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