Il trofeo sulle tombe dei Martiri

TROFEO DI GAIO

Roma, Basilica Vaticana

modello

(metà II sec.)

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  el settembre 1948, per una serie di crircostanze fortuite vennero individuati, a pochi metri dal muro di cinta del cimitero comunale, i resti murari di una significativa costruzione, identificata come «una antica chiesa» [V.Cianfarani, art. Scoperte e scavi, «Fasti Archæologici» IV (1949), p. 377].  
 

   Ad interessarsi in prima persona dello scavo fu il Soprintendente agli Scavi e Monumenti dell’Abruzzo e del Molise Valerio Cianfarani il quale, tornando sull’argomento, la definì come «chiesa cimiteriale, ossia elevata sopra una tomba venerata» (Intervista a «Il Momento-Sera», in U. Pietrantonio, Considerazioni e Osservazioni..., App. doc. n.1); talché egli pensò di poter ricostruire le primitive vicende del sito in questi termini: «avvenuto il martirio di S. Primiano nell’interno dell’anfiteatro credo che il corpo sia stato deposto fuori della città o di (sic) una tomba privata o in una di quelle sepolture collettive, di cui gli esempi più noti sono le catacombe romane» (ibid.).

 

Le più recenti indagini archeologiche – invero assai datate –, eseguite nel 1980 dalla Soprintendenza Archeologica del Molise, sotto la supervisione dell’archeologa Di Niro, hanno ipotizzato «l’esistenza di una struttura muraria di età più antica al di sotto della pavimentazione» (E. De Felice, Larinum, p. 47, n. 211).

 

L’informazione è assai interessante. È noto difatti che i luoghi del nuovo culto cristiano sorsero assai di frequente sulle tombe dei martiri, per cui è ipotizzabile che la succinta nota di scavo del 1980 renda plausibile ci si trovasse in presenza di una più antica struttura funeraria, resti di un’edicola votiva o anche di parti architettoniche relative a più sepolcri di martiri, edificate quando il culto veniva reso ancora in modo embrionale.

 

 
Amiternum Sepolcro del martire Vittorino
Amiternum (L'Aquila): il fianco destro del monumento funebre di S. Vittorino (IV-V sec.), dietro il quale è visibile il primitivo sepolcro - "trofeo" - con due colonnine di sostegno [da Pani Ermini, Il Santuario del martire Vittorino..., Terni 1975]
Amiternum tomba di S. Vittorino allo stato attuale
La tomba dopo la sistemazione monumentale voluta dal vescovo Quodvultdeus nel IV-V sec., così come si presenta oggi, all'interno della Catacomba intitolata al Martire [foto Miscione]
 

   

Nella terminologia dell’epoca, una siffatta struttura era denominata “trofeo” (tropæum, τρόπαιον) ovvero «monumento di vittoria». Si trattava di semplici lapidi, croci, memorie o edicole funerarie, erette nei luoghi notevoli delle città tra le cui mura si erano verificate le persecuzioni (P. Testini, Archeologia Cristiana, p. 608); talvolta – è il caso di Pietro e Paolo a Roma – il termine era riferito a tombe gloriose ovvero semplicemente a «reliquie»: «’Εγὼ δὲ τὰ τρόπαια τω̃ν α̉ποστόλων έχω δει̃ξαι. ’Εὰν γὰρ θελήση̣ς α̉πελθει̃ν επὶ τὸν βασικανὸνή επὶ τὴν όδὸν τὴν  ’Ωστίαν, εύρήσεις τὰ τρόπαια τω̃ν ταύτην ίδρυσαμένων τὴν ε̉κκλησίαν» [Io posso mostrare i trofei degli apostoli. Se infatti vorrai andare al Vaticano o sulla via Ostiense, tu troverai i trofei di coloro che fondarono questa Chiesa]; questa la risposta dell’ecclesiastico Gaio al capo della setta dei Catafrigi Proclo (Eus., Hist. eccl. II,25,7).

 

Isidoro di Siviglia ci spiega più chiaramente il significato del termine: «Martyrium locus martyrium Græca derivatione, eo quod in memoria martyres sit constructum vel quod sepulchra sanctorum ibi sint martyrum» (Etym. XV,4,12).

 

Ancora dei trofei degli Apostoli, ma in relazione al Tevere, parla Prudenzio:

 

Scit tiberina palus, qui flumine lambitus propinquo

binis dicatum cespitem tropæis,

et crucis, et gladii testis, quibus irrigans easdem

bis fluxit imber sanguinis per herbas

[...]

Dividit ossa duum Tibris, sacer ex utraque ripa

inter sacrata dum fluit sepulcra [1] 

 

La simmetria dei due trofei romani è valida anche rispetto alla corrente del fiume: «ingressus per domni Petri apostoli portam, inter Ostensem portam, quæ est domni Pauli apostoli… urbem egreditur» (Cosmografia dello Pseudo-Etico, in R. Valentini-G. Zucchetti, Codice topografico..., p. 315).

 

 

Il cosiddetto “trofeo di Gaio” (150-160 circa) eretto sulla tomba dell’Apostolo Pietro, si trovava all’interno di una vasta zona destinata sin dal I secolo d.C. ad area pubblica per sepolture. Riportata alla luce sotto il pontificato di Pio XII (1939-1958), essa era in buona parte occupata da mausolei, che vi vennero eretti specialmente nel corso del II secolo, disposti in doppia fila, in direzione est-ovest, a motivo della particolare conformazione della collina Vaticana.

 

 
Sezione nord-sud della Necropoli Vaticana
Sezione nord-sud dell'area della Necropoli Vaticana [da Testini, Archeologia cristiana, Bari 1980; elaborazione P. Miscione]]
Sezione est-ovest della Basilica Vaticana
Sezione est-ovest della Basilica Vaticana, con i tre livelli: 1) necropoli I-II sec. d.C.; 2) Basilica costantiniana (inizi IV sec.); 3) Basilica attuale (XVI sec.); in basso la planimetria della necropoli [da Fabbrica di S. Pietro]
Sezione N-S della "confessio" di S. Pietro in Vaticano
Sezione nord-sud della "confessio" di S. Pietro in Vaticano

Necropoli Vaticana

 

   

A sud dei mausolei correva una strada di accesso proveniente dalla Via Aurelia nova, che costeggiava il Circo di Caligola e Nerone e la necropoli stessa. I mausolei, che presentano caratteri architettonici uniformi, sono riccamente decorati con stucchi e mosaici, mentre all’esterno presentano una semplice cortina laterizia (P. Testini, op. cit., pp. 164 ss.; B.M. Apollonj Ghetti-A. Ferrua-E. Josi-E. Kirschbaum, Esplorazioni sotto la Confessione di San Pietro eseguite negli anni 1940-1949; A. Prandi, La tomba di S. Pietro nei pellegrinaggi delletà medievale, pp. 283-447).

 

Sul trofeo di Gaio sarebbe stata eretta, oltre un secolo e mezzo dopo, la grande Basilica voluta dall’imperatore Costantino. Il luogo risultava essere dei meno adatti per innalzarvi una Basilica a cinque navate: un terreno scosceso da sud a nord e da est a ovest. Tuttavia, proprio l’antica venerazione delle spoglie mortali del Pescatore di Cafarnao giustificarono l’intervento. Vennero asportati circa 40.000 m³ di terra, che andarono a interrare la necropoli a valle, colmando 8 metri di dislivello. Questa operazione, altrimenti sacrilega, poté essere effettuata da Costantino in virtù del suo ruolo di pontifex maximus, che gli conferiva il potere di manomettere una tomba o, come nel nostro caso, addirittura di distruggere un sepolcreto (P. Testini, op. cit., pp. 181-182).

 

Per quanto attiene alla sepoltura dell’Apostolo delle genti, sappiamo che essa si trova a meno di 4 metri sul livello di magra del Tevere, per cui le inondazioni devastanti furono diverse ed interessarono a più riprese anche l’area circostante, che presenta le stesse problematiche caratteristiche ambientali. Questa fu la ragione per cui l’area cimiteriale intorno al sepolcro dell’Apostolo non si espanse oltre il possibile, e men che meno fu fattibile un cimitero ipogeo (ibid., pp. 196-197; B.M. Apollonj Ghetti, Le basiliche cimiteriali degli apostoli Pietro e Paolo..., pp. 9-34).

 

Poco è dato sapere del “trofeo” eretto sulla tomba dell’Apostolo Paolo. Alcune indagini preliminari sono state effettuate durante l’Anno Paolino 2008-2009, ed hanno confermato la presenza di resti umani compatibili con quelli dell’Apostolo nonché fibre di tessuti preziosi e grani d’incenso, indizi certi di un antico culto (brevi cenni in P. Testini, op. cit., pp. 192 ss.).

 

 
Planimetria area Basilica S. Paolo f.l.m.
Planimetria dell'area adiacente la Basilica di S. Paolo f.l.m [da Testini, Archeologia cristiana, Bari 1980]
"Confessio" della Basilica di S. Paolo f.l.m.
Roma, "confessio" della Basilica di S. Paolo f.l.m.; in un reliquiario posto in alto, le catene che avrebbero avvinto i polsi dell'Apostolo delle genti

Necropoli Ostiense

 

 

 Tornando al nostro caso larinese, verifichiamo che anche qui ci imbattiamo in un sito che presenta caratteristiche poco adatte all’edificazione: un terreno scosceso, assai prossimo alla cinta muraria dell’antico abitato romano, posto a un notevole dislivello – alcuni metri – dalla spianata più elevata, dove secoli dopo sarebbe sorta la Basilica medievale con l’annesso Monastero benedettino – è l’area attualmente occupata dalla Cappella settecentesca –; indizio forse della presenza di un agger ovvero terrapieno difensivo, posto ad ulteriore difesa delle mura urbiche. Lo ritroviamo difatti anche altrove nella città antica – ad esempio in località Guardiola e probabilmente anche nel settore S-SO, parallelamente al corso del Vallone della Terra –, rinforzato da un muro in opera poligonale, ed eretto fin dal IV secolo a.C. (A. Di Niro, Le necropoli della zona costiera, in Samnium, pp. 65-66; E. De Felice, Larinum, pp. 41, 108-110, 116).

 

Era in ogni caso necessario che la Basilca venisse innalzata proprio al di sopra delle sepolture dei Martiri, del loro comune “trofeo”, così come era prassi ormai consolidata.

 

 
Larino sito cultuale SS Martiri Larinesi
Il siro cultuale dedicato ai SS Martiri Larinesi, lungo il pendio più scosceso del Montarone (m 420 s.l.m.) [foto Miscione]
Basilica Paleocristiana SS Martiri Larinesi zona absidale
Il notevole dislivello tra il piano di edificazione della Basilica paleocristiana - e dell'ipotizzato "trofeo" sottostante - e il cimitero ottocentesco a monte [foto Miscione]
Scala del cimitero di Larino, accanto alla Basilica paleocristiana dei SS Martiri Larinesi
Una - orrenda - scala moderna risolve il dislivello tra il piano di posa della Basilica e il cimitero ottocentesco a monte [foto Miscione]
Larino, agger Guardiola
"Agger" in località Guardiola [da De Felice, Larinum, Firenze 1994]
 

 

Un sito dunque puttosto impervio, posto a ridosso del pendio più scosceso del Montarone, sicché pare piuttosto logico pensare che i movimenti di terreno, resisi necessari per creare una minima platea su cui fondare la costruzione, e le stesse opere di fondazione, abbiano comportato non pochi danni alle sepolture sottostanti e allo stesso ipotizzato “trofeo dei Santi Martiri Larinesi”, tanto da sacrificare anche settori murari relativi a precedenti sistemazioni funerarie di tipo più o meno collettivo.

 

Sono noti, ad esempio, i casi delle basiliche ad corpus di Sant’Agnese e di San Lorenzo f.l.m. a Roma, dei Santi Alessandro, Evenzio e Teòdulo nel suburbio romano, edificate su complessi catacombali, che comportarono invasive demolizioni (S. Carletti, Le antiche chiese dei martiri romani, pp. 57-62, 64-66, 75-78; P. Testini, op. cit., pp. 240-241, 243-246, 249-250; V. Fiocchi Nicolai-F. Bisconti-D. Mazzoleni, Le catacombe romane..., pp. 27-28, 62).

 

Resta sottinteso che solo uno scavo più accurato potrebbe chiarire quanto più possibile la morfologia dell’area, che purtroppo la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise non ritenne di portare avanti, visto che nessuna statuetta falliforme di Priapo era spuntata fuori.

 

 

 

Bibliografia:

 

B.M. Apollonj Ghetti, Le basiliche cimiteriali degli apostoli Pietro e Paolo a Roma, in Sæcularia Petri et Pauli, «Studi di Antichità Cristiana», XXVIII, Città del Vaticano 1969, pp. 9-34

B.M. Apollonj Ghetti-A. Ferrua-E. Josi-E. Kirschbaum, Esplorazioni sotto la Confessione di San Pietro in Vaticano eseguite negli anni 1940-1949, 2 voll., Città del Vaticano 1951

S. Carletti, Le antiche chiese dei martiri romani, Roma 1972

V. Cianfarani, art. Scoperte e scavi, «Fasti Archæologici» IV (1949), n. 3857, Firenze 1951, pp. 375-377

V. Cianfarani, Intervista a «Il Momento-Sera» del 02/09/1948, in U. Pietrantonio, Considerazioni e Osservazioni su alcune Opere di Storia del Molise recenti e passate, Campobasso 1992, App. doc. n. 1 [ = V. Ferrara, La Diocesi di Trivento. (Periodo delle origini), Penne 1990, pp. 432-435]

Cosmografia dello Pseudo-Etico, in R. Valentini-G. Zucchetti, Codice topografico della città di Roma, Roma 1940 (I), 1942 (II)

E. De Felice, Larinum, Firenze 1994

A. Di Niro, Le necropoli della zona costiera, in Samnium. Archeologia del Molise (Catalogo della Mostra), edd. A. Di Niro-S. Capini, Roma 1991, pp. 65-71

Eusebius Cæsariensis, Historia ecclesiastica II : PG XX

V. Fiocchi Nicolai-F. Bisconti-D. Mazzoleni, Le catacombe cristiane di Roma. Origini, sviluppo, apparati decorativi, documentazione epigrafica, Regensburg 20022

Isidorus Hispaliensis, Etymologiæ XV

A. Prandi, La tomba di S. Pietro nei pellegrinaggi dell’età medievale, in Pellegrinaggi e culto dei Santi in Europa fino alla 1ª Crociata, Todi 1963, pp. 283-447

Prudentius, Peristephanon hymnes XII. Passio Apostolorum Petri et Pauli, ed. J. Bergman : CSEL LXI

P. Testini, Archeologia Cristiana, Bari 19802

 

 


   [1] Passio Apostolorum Petri et Pauli (Peristeph. XII,7-10,29-30).

 

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