Gli altari eucaristici

 

Sin dai primi secoli, per la celebrazione eucaristica presso le tombe venerate si faceva uso di altari mobili, per lo più di legno (Cypr., Epist. 4,2 : CSEL III/2, p. 474: «Exvenda est velociter de incendio sarcina prius quam flammis supervenientibus concremetur»).  Dal IV secolo abbiamo sporadici esempi di costruzioni di altari sulle tombe dei martiri: uno dei primi casi, a Marusinac, presso Salona [Dalmazia], sulla tomba del martire Anastasio (304), con un piano inferiore per la tomba e uno superiore per le sinassi liturgiche, e l’altare sovrapposto al sepolcro.

 

A Roma registriamo i seguenti casi: basilichetta sulla tomba di S. Tecla nell’omonima catacomba sulla Via Ostiense; mensa-altare nella “Cripta dei Papi” nella catacomba di San Callisto; chiesa ipogea sul sepolcro del martire Silano, nel cimitero di Felicita sulla Via Salaria nova.

Più frequentemente, nelle basiliche ad corpus si aveva cura di realizzare l’altare – del tipo a mensa o a blocco – il più vicino possibile alla sepoltura venerata; Prudenzio, ad esempio, ci ricorda che alla fine del IV secolo l’altare della cripta di Sant’Ippolito nella catacomba della Via Tiburtina a Roma era addossato e non sovrapposto al sepolcro del santo:

 

Talibus Hippolyti corpus mandatur opertis,

propter ubi adposita est ara dicata deo.

Illa sacramenti donatrix mensa eademque

custos fida sui martyris adposita

seruat ad aeterni spem uindicis ossa sepulcro,

pascit item sanctis Tibricolas dapibus[1].

 

 

Massimo di Torino ne evidenzia, all’inizio del V secolo, la logica:

 

Convenienter igitur, et quasi pro quodam consortio ibi martyribus sepultura decreta est, ubi mors Domini quotidie celebratur, sicut ipse ait: Quotiescunque hæc feceritis, mortem meam annuntiabitis, donec veniam (I Cor. XI). Scilicet ut qui propter mortem ejus mortui fuerunt, sacramenti ejus mysterio quiescant. Non immerito, inquam, velut consortio quodam i illic occisi est tumulus constitutus, ubi occisionis dominicæ membra ponuntur, ut quos cum Christo unius passionis causa devinxerat, unius etiam loci religio copularet[2].

 

 

Dal V secolo l’altare si trasforma in sepolcro, con la deposizione di reliquie di martiri vere o ex contactu (can. 14 del terzo Concilio di Cartagine [419]), di modo che esso diventa la tomba stessa del Cristo, in quanto rappresentante sue parti vive, membra Christi.

 

Nel successivo VI secolo, la prassi di far coincidere l’altare della celebrazione eucaristica con la tomba del martire è ormai generalizzata (P. Testini, Archeologia Cristiana, pp. 314, 578-581; G. Liccardo, Architettura e liturgia, p. 45; V. Fiocchi Nicolai-F. Bisconti-D. Mazzoleni, Le catacombe cristiane, pp. 48, 50-51, 57, 59; N. Herrmann-Mascard, Les reliques des saints. Formation coutumière d’un droit, pp. 146-168 ; più addentro all’argomento: C.D. Fonseca, «έτι  στήλαιον  σατανιχὸν α̉λλὰ  ναὸν  άγιον  α̉γγελιχόν»: la dedicazione di chiese e altari tra paradigmi ideologici e strutture istituzionali, in Santi e demoni cit., pp. 925-946; per un approccio più teologico sulla questione vd.E. Mazza, La celebrazione eucaristica. Genesi del rito e sviluppo dell’interpretazione, pp. 265-277). 

 

 

 

Bibliografia:

 

Cyprianus, Epistulæ, 4, ed. G. Hartel : CSEL III/2

V. Fiocchi Nicolai-F. Bisconti-D. Mazzoleni, Le catacombe cristiane di Roma. Origini, sviluppo, apparati decorativi, documentazione epigrafica, Regensburg 20022

C.D. Fonseca, «έτι στήλαιον σατανιχὸν, α̉λλὰ ναὸν άγιον α̉γγελιχόν»: la dedicazione di chiese e altari tra paradigmi ideologici e strutture istituzionali, in  Santi e demoni nell’Alto Medioevo occidentale. Atti delle XXXVI Settimane di studio del Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo, II, Spoleto 1989, pp. 925-946

N. Herrmann-Mascard, Les reliques des saints. Formation coutumière d’un droit, Paris 1975

G. Liccardo, Architettura e liturgia nella Chiesa antica, Milano 2005

Maximus Taurinensis, Sermones, 77: PL LVII

E. Mazza, La celebrazione eucaristica. Genesi del rito e sviluppo dell’interpretazione, Cinisello Balsamo 1996

Prudentius, Peristephanon hymnes, XI, ed. J. Bergman : CSEL LXI

P. Testini, Archeologia Cristiana, Bari 19802



[1] Prud., Peristeph. XI,169-174.

[2] Maxim. Taur., Serm. 77 : PL LVII, col. 690 [Legittimamente e per una indubbia somiglianza è stato stabilito di collocare il sepolcro dei martiri nel luogo dove si celebra ogni giorno la morte del Signore, secondo il suo comando: “Ogni volta che farete questo, proclamerete la mia morte sino alla mia venuta”. In tal modo quelli che sono morti a causa della sua morte riposano nel mistero del suo sacramento. Non è dunque sconveniente che per questo legame, la tomba del martire è stata collocata là dove si mette il corpo del martirio del Signore, di maniera che coloro che furono uniti a Cristo nell’unica passione, siano a Lui uniti anche nella venerazione dello stesso luogo]; cfr. anche Ap 6,9: «Quando l’Agnello aprì il quinto sigillo, vidi sotto l’altare le anime di coloro che furono immolati a causa della parola di Dio e della testimonianza che gli avevano reso».

 

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