Il Battesimo nei primi secoli

 

Già dal II secolo l’acqua del Battesimo venne ritenuta sigillo di Dio, costante protezione e segno di salvazione, al pari del segno della Croce. Per Cirillo di Gerusalemme le acque del Battesimo erano sì la tomba dove era sepolto l’uomo peccatore, ma anche l’ambiente vivificante in cui veniva generata la nuova creatura; «Questa acqua salutare vi fu insieme vostra tomba e vostra madre» [καὶ τάφος ύμι̃ν ε̉γίνετο καὶ μάτηρ] (Catech. mystag. II,4 : PG XXXIII, col. 1080).

 

   Ricordiamo che il culto micaelico, così come si era già andato delineando in Oriente, lì dove aveva avuto origine, era sovente collegato alla presenza di acque sorgive, termali e fluviali, talché se ne dava una particolare valenza strettamente collegata al rito del Battesimo, durante il quale l’Arcangelo era ritenuto presente. Così la pensa Tertulliano:

 

Non quod in aquis spiritum sanctum consequamur, sed in aqua emundati sub angelo spiritui sancto præparamur. Hic quoque figura præcessit; sic enim Iohannes antepræcursor domini fuit præparans vias eius. Ita et angelus baptismi arbiter superventuro spiritui sancto vias dirigit ablutione delictorum, quam fides impetrat obsignata in Patre et Filio et Spiritu Sancto.[1]

 

 

Anticamente il Battesimo veniva amministrato ai catechumeni (οί κατηχούμενοι) competentes (οί φοτιζώμενοι) per immersione o effusione. La cerimonia si svolgeva durante la Veglia di Pasqua, talvolta anche a Pentecoste e, in Oriente, nella vigilia di Natale e via via in occasione delle feste maggiori. Per lungo tempo si è creduto che solo il Vescovo avesse la potestà di amministrare il Battesimo; questo era il motivo per cui gli antichi battisteri sorgevano accanto alle cattedrali, spesso rivolti a oriente. Tuttavia, la questione è alquanto controversa, giacché sappiamo che anche i diaconi potevano, su delga del Vescovo, amministrare il Sacramento.

 

Non mancarono, inoltre, specie in epoche più tarde, battisteri eretti accanto ad altri luoghi di culto, quali chiese urbane appartenenti alla stessa comunità o cappelle monastiche e cimiteriali (si veda, ad esempio, il battistero sotterraneo presso il cimitero di Ponziano sulla Via Portuense, un unicum a Roma, non anteriore al VI secolo).

 

Successivamente, i battisteri vennero edificati anche nelle adiacenze delle chiese rurali, quasi sempre rifacentisi al prototipo più importante del territorio [P. Testini, Archeologia Cristiana, pp. 619-638; G. Liccardo, Architettura e liturgia nella Chiesa antica, pp. 149-150; per approfondimenti: G. Cantino Wataghin-M. Cecchelli-L. Pani Ermini, L’edificio battesimale nel tessuto della città tardoantica e altomedievale…, pp. 231-265].

 

Il rito si componeva di tre fasi distinte: dopo il lavacro del corpo – sempre che il baptisterium (βαπτιστήριον) disponesse di bagni –, i catechumeni si sottoponevano innanzi tutto alla pratica dell’esorcismo, per mondarsi da ogni malefico influsso del demonio; quindi, rivolti a occidente – sede del peccato e della morte –, pronunciavano la rinuncia a Satana; voltisi invece verso oriente dicevano a gran voce la loro professione di fede. Compiuti questi preliminari, spogliati in ambienti a ciò destinati e unti con olio esorcizzato, entravano nella vasca – di solito ottagonale, cruciforme, circolare o polilobata, in Occidente quasi sempre posta al centro – per la triplice immersione o effusione.

 

Dal V secolo al Battesimo si fece seguire anche la Cresima, mediante unzione con olio (χρι̃σμα) sulla fronte e sugli organi dei sensi. L’azione poteva svolgersi nello stesso ambiente ovvero in altro vano preposto, a volte absidato – per contenere la cattedra episcopale –, posto a occidente e denominato consignatorium (χρισμάριον).

 

Ammessi allora nella comunità dei fedeli, i neofiti indossavano una veste candida (alba) – simbolo dell’avvenuta rigenerazione –, portata per otto giorni, dalla Pasqua sino alla domenica successiva (settimana in albis); ricevevano quindi la benedizione del Vescovo e potevano finalmente passare nella chiesa, al chiarore dei ceri che venivano consegnati loro a simboleggiare la nuova luce che li avvolgeva, per ricevere per la prima volta anche la Santa Comunione, proprio nel giorno di Pasqua (L. Hertling-E. Kirschbaum, Le catacombe romane e i loro martiri, pp. 173-183; P. Testini, Archeologia Cristiana, pp. 619-620; per approfondimenti: V. Saxer, I riti del catecumenato e l’iniziazione cristiana nell’antichità, Bologna 1996, pp. 91-121; M. Qualizza, Iniziazione cristiana, Cinisello Balsamo 1996; A. Nocent-S. Parenti, L’iniziazione cristiana, Casale Monferrato 1999, pp. 25-55).

 

La presenza di acque sorgive all’interno dei battisteri poteva ricreare l’atavico significato di iniziazione e purificazione, assecondando le indicazioni della Didachè, opera prescrittiva che rievocava la costituzione della Chiesa degli Apostoli, redatta in Siria probabilmente a cavallo tra I e II secolo (secondo altri, invece, nella seconda metà del III secolo).

 

Questo il passo che tratta del Battesimo cristiano:

 

Περὶ δε του̃ βαπτίσματος, ούτω βαπτίσατε˙ ταυ̃τα πάντα προειπόντες βαπτίσατε ει̉ς τὸ όνομα του̃ πατρὸς καὶ του̃ υίου̃ καὶ του̃ αγίου πνεύματος ε̉ν ύδατι ζω̃ντι. ε̉ὰν δὲ μὴ έχη̣ς  ύδωρ ζω̃ν, ει̉ς άλλο ύδωρ βάπτισον˙ ει̉ δ̉’ου δύνασαι ε̉ν ψυχρω̣̃, ε̉ν θερμω̣̃. ε̉ὰν δὲα̉μφότερα μὴ έχη̣ς, έκχεον ει̉ς τὴν κεφαλὴν τρὶς ύδωρ ει̉ς όνομα πατρός καὶ υίου̃ καὶ άγίου πνεύματος. πρὸ δὲ του̃ βαπτίσματος προνηστευσάτω ό βαπτίζων καὶ ό βαπτιζόμενος καὶ εί τινες άλλοι δύνανται.  κελεύσεις δὲ νηστευ̃σαι τὸν βαπτιζόμενον πρὸ μια̃ς ὴ δύο.[2]

 

 

 

Bibliografia:

 

G. Cantino Wataghin-M. Cecchelli-L. Pani Ermini, L’edificio battesimale nel tessuto della città tardoantica e altomedievale in Italia, in D. Gandolfi (ed.), L’edificio battesimale in Italia. Aspetti e problemi. Atti dell’VIII Congresso Nazionale di Archeologia Cristiana, Bordighera 2001, pp. 231-265

Cyrillus Hierosolymitanus, Catecheses mystagocicæ II : PG XXXIII

Διδαχὴ του̃ Κυρίου  διὰ τω̃ν δώδεκα α̉πσοτόλων  τοι̃ς έθνεσιν [Insegnamento del Signore ai gentili, trasmesso dai dodici apostoli] (Didachè) VII, in SS. Patrum Apostolicorum opera, ed. S. Colombo, Torino 1949

L. Hertling-E. Kirschbaum,  Le catacombe romane e i loro martiri, Roma 1949, rist. anast. Roma 1996, trad. it. [Die römischen katakomben und ihre Martyrer, Wien 1950]

G. Liccardo,  Architettura e liturgia nella Chiesa antica, Milano 2005

A. Nocent-S. Parenti, L’iniziazione cristiana, in A.J. Chupungco (ed.), Scientia Liturgica, IV, Casale Monferrato 1999, pp. 25-55

G. Otranto-C. Carletti,  Il Santuario di S. Michele Arcangelo sul Gargano dalle origini al X secolo, Bari 1990, rist. Bari-Monte Sant'Angelo 1995

M. Qualizza, Iniziazione cristiana. Battesimo, confermazione, eucaristia, Cinisello Balsamo 1996

V. Saxer,  I riti del catecumenato e liniziazione cristiana nellantichità, in G. Cavallotto (ed.), Iniziazione cristiana e catecumenato, Bologna 1996, pp. 91-121

Tertullianus,  De baptismo VI, edd. A. Reifferscheid-G. Wissowa : CSEL XX

P. TestiniArcheologia Cristiana, Bari 19802



[1] Tert., De bapt. VI,1 : CSEL XX, p. 206; alcuni sintetici cenni sull’argomento in G. Otranto-C. Carletti, Il Santuario di S. Michele Arcangelo sul Gargano dalle origini al X secolo, Bari 1990, rist. Bari-Monte Sant’Angelo 1995, pp. 5, 8-11.

[2]  Didachè VII : SS. Patrum Apostolicorum opera, ed. S. Colombo, Torino 1949, pp. 12-13 [Per quanto riguarda il Battesimo, così battezzate: dopo che avrete detto tutto ciò che precede, battezzate nel nome del padre e del Figlio e dello Spirito Santo in acqua viva ( = fluente). Ma se non hai acqua viva, battezza in altra acqua; se non puoi (battezzare) in acqua fredda (fallo) nella calda. Ma se non disponi né dell'una né dell'altra, versa sul capo per tre volte l'acqua nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Prima del Battesimo abbiano digiunato sia colui che battezza che il battezzando e quanti altri lo possono (fare); ordina comunque che il battezzando osservi il digiuno per uno o due giorni avanti].

 

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