« jirz’n da san Pr’miane »

 

La significativa espressione dialettale vuole dire «andarsene da San Primiano» e sta ad indicare il trapasso a miglior vita. Non sappiamo quando sia nata nella parlata locale; forse dopo il 1836, quando l’antica area cimiteriale di San Primiano ritornò ad essere tale, con la costruzione del cimitero resosi necessario in seguito a una grave epidemia di colera, che mieté 300 vittime (A. Magliano, Brevi Cenni storici…, pp. 56, n. 1, 72; G. Masciotta, Il Molise dalle origini ai nostri giorni…, p. 158). Tuttavia nemmeno è escluso che essa possa essere di assai più antica coniazione, come a voler prefigurare la direzione obbligata dove già dimorava il “morto eccellente” dei Larinesi.

 

   Si confronti a proposito quanto sosteneva Massimo di Torino, per il quale era necessario onorare in sommo grado le reliquie trovate sul posto, giacché i santi locali sono i protettori della città o della regione e un legame di famiglia li unisce alla popolazione (Serm. 12,2 : CCL XXIII, p. 41).

 

La prossimità con la tomba di un martire stabiliva quasi un’alleanza con lui. Questa consuetudine trova, all’indomani dell’editto di Milano, la sua organica affermazione nella catechesi dei Padri: «Ho collocato i corpi dei miei genitori presso le reliquie dei santi soldati – dirà Gregorio di Nissa riferendosi ai quaranta martiri di Sebaste [od. Sivas, Turchia] –, affinché nel tempo della resurrezione risorgano con questi aiutanti del parlare libero e ardito» (E. Pietrella, I pellegrinaggi ai Luoghi santi e il culto dei martiri in Gregorio di Nissa, p. 147).

 

Il ruolo della preghiera, che il defunto riceveva nelle orazioni che lo raccomandavano al martire, doveva rappresentare un elemento decisivo nella scelta di una sepoltura ad sanctos (Aug., De cur. mort. 4-5, 18 : CSEL XLI, pp. 629-631, 658-659). Il privilegio di essere sepolti presso i santi – «quod multi cupiunt et rari accipiunt» (ICUR I,3127) – era riservato non solo ai benestanti, ma anche a quanti erano di condizioni più modeste, cosicché poteva capitare che essi accettassero di essere inumati in tombe anonime, dislocate in aree retro sanctos, previste per deposizioni multiple. Si vedano i casi delle tombe a pozzo nella catacomba romana di Commodilla sulla Via Ostiense, presso i sepolcri dei martiri Felice e Adautto, e i loculi e le tombe a cappuccina sovrapposti in quella di Santa Tecla sulla stessa Via (V. Fiocchi Nicolai-F. Bisconti-D. Mazzoleni, Le catacombe cristiane di Roma, pp. 48, 56, 129; sulla depositio ad sanctos vd. P. Testini, Archeologia Cristiana, pp. 129-130, 610; P. Brown, Il culto dei santi, pp. 46 ss., oltre ai testi indicati a fondo pagina).

 

Curioso il caso riportato dal Testini (op. cit., p. 281) del cimitero paleocristiano presso l’antica Colonia Traiana, ubicata presso l’attuale Xanten [Nordrhein-Westaflen, Germania], il cui nome deriva proprio dalla locuzione “ad sanctos”; difatti gli scavi vi hanno riportato alla luce i sarcofagi inumati accanto alle tombe dei martiri della persecuzione dioclezianea Malloso e Vittore.

 

Nella letteratura martiriale abbiano una numerosa casistica in cui la pratica è ricordata; valga per tutti questo passo relativo al martire soldato Massimiliano, condannato alla decapitazione a Teveste in Numidia [od. Tébessa, Algeria], in quanto obiettore di coscienza, il 12 marzo del 295: «Et Pompeiana matrona corpus eius de iudice meruit… et sub monticulo iuxta Cyprianum martyrem secus palatium condidit. Et ita post tertium decimum diem eadem matrona discessit, et illic posita est» [Una matrona, tal Pompeiana, riuscì, pagando, a farsi dare il suo corpo dal magistrato… lo trasportò a Cartagine e lo seppellì ai piedi di una collina nei pressi del palazzo, accanto al martire Cipriano. Tredici giorni dopo morì anche la matrona, e fu sepolta colà] (Acta Maximiliani 3,4, ed. A.A.R. Bastiaensen, trad. it. G. Chiarini, in Atti e passioni dei martiri, Roma-Milano 20076, pp. 244-245).

 

Ancora ai giorni nostri persiste tutta la valenza cultuale di questo antico detto, tanto che possiamo ancora verificare come le famiglie più facoltose della città ambiscano ad innalzare le proprie cappelle funerarie quanto più vicino alla Cappella settecentesca dedicata al Martire, perpetuando fino ad oggi unantica usanza, che il detto dialettale rende sempre attuale.

 

Ricordiamo, ad ogni modo, che oggi prevale un uso ironico della significativa espressione: «Se non mangi, te ne vì da San Pr’miane», direbbe una madre al suo bambino inappetente.

 

 

 

Bibliografia:

 

Acta Maximiliani, ed. A.A.R. Bastiaensen, trad. it. G. Chiarini, in Atti e passioni dei martiri, edd. A.A.R. Bastiaensen-A. Hilhorst-G.A.A. Kortekaas-A.P. Orbán-M.M. van Assendelft, Roma-Milano 20076, pp. 244-245, 491-497

Augustinus, De cura pro mortuis gerenda 4-5, ed. J. Zycha : CSEL XLI

P. Brown, Il culto dei santi. L’origine e la diffusione di una nuova religiosità, Torino 2002

C. Carletti, «Quod multi cupiunt et rari accipiunt». A proposito di una nuova iscrizione dell’ex vigna Chiaraviglio, in «Historiam pictura refert». Miscellanea in onore di padre A. Recio Veganzones, Città del Vaticano 1994, pp. 111-126

Y. Duval, Auprès des saints, corps et âme. L’inhumation «ad sanctos» dans la chrétienté d’Orient et d’Occident du IIIe au VIIe siècle, Paris 1988

Y. Duval, «Sanctorum sepulcris sociari»,in Les fonctions des saints dans le monde occidental (IIIe-XIIIe siècle), Rome 1991, pp. 333-351

V. Fiocchi Nicolai-F. Bisconti-D. Mazzoleni, Le catacombe cristiane di Roma. Origini, sviluppo, apparati decorativi, documentazione epigrafica, Regensburg 20022

Gregorius Nyssenus, In laudem SS. XL martyres, oratio I : PG XLVI

ICUR – Inscriptiones christianæ urbis Romæ septimo sæculo antiquiores, ed. G.B. De Rossi, Romæ 1856-1861

A. Magliano, Brevi Cenni storici sulla Città di Larino, Larino 1925, rist. anast. Larino 1986

G. Masciotta, Il Molise dalle origini ai nostri giorni. Il Circondario di Larino, IV, Cava dei Tirreni 1952, rist. Campobasso 1985

Maximus TaurinensisSermones 12, 77, ed. A. Mutzenbecher : CCL XXIII

J.-Ch.Picard, Cristianizzazione e pratiche funerarie, Torino 1992

E. Pietrella, I pellegrinaggi ai Luoghi santi e il culto dei martiri in Gregorio di Nissa, in «Agustinianum» 21 (1981), pp. 135-151

P. Testini, Archeologia Cristiana, Bari 19802

 

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