Mons Aureus ~ Montarone

MONTARONE

(1893)

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a basilica micaelica larinese, che potrebbe essere proprio quella oggetto della lettera di papa Gelasio I, era ubicata ai piedi dell’altura oggi denominata Montarone, la cui etimologia è facilmente riconducibile al toponimo antico Mons Aureus, passando per l’accusativo Montem Aureum. In questo modo è difatti denominato il colle che domina Larino nella Bolla di Lucio III del 27 febbraio 1181, in cui 

 
 

si elencano alcuni mulini di proprietà della Diocesi (G.A. Tria, Memorie Storiche..., p. 291).

 

 
Larino, veduta del Montarone
Veduta del Montarone dal Centro storico medievale
Pianta Larino romana dal Magliano
Pianta dell'antica città di Larino, con in evidenza il Rione "Monte Arone" [da Magliano, Larino, Campobasso 1895]
Veduta di Larino dal Montarone, durante la Fiera di Ottobre del 1893; a destra il Palazzo Prisco, già "Castellum aquæ" romano, poi Seminario estivo, nei cui locali sotterranei era ubicata la chiesa di S. Angelo a Palazzo [Collezione Silvio Iapoce]
Veduta di Larino dal Montarone, durante la Fiera di Ottobre del 1893; a destra il Palazzo Prisco, già "Castellum aquæ" romano, poi Seminario estivo, nei cui locali sotterranei era ubicata la chiesa di S. Angelo a Palazzo [Collezione Silvio Iapoce]
 

 

Da questa denominazione latina si giunge all’italianizzato «Monte Arone», come viene indicato nella pianta del Magliano (G. e A. Magliano, Larino, tav. f.t.), «detto volgarmente Monterone» (G.A. Tria, op. cit., p. 145) o «Montarone» (A. Magliano, Brevi Cenni storici sulla città di Larino, passim); «’u M’ndaròne» nel vernacolo larinese [«Santo Primiano di lu Muntarone», recita la Carrese di San Pardo (I,30)]. Vale la pena ricordare che Aureus, nel lessico medievale, sta sempre a significare princeps, præcipuus (Du Cange, Glossarium..., I, col. 485a); e pertanto, una più immediata spiegazione ci porterebbe ad identificare il Mons Aureus come il colle principale, quello che eccelle sugli altri.
 

 
Olevano sul Tusciano, Bernardo e compagni
Il monaco Bernardus (al centro), accompagnato dal confratello Iohannes (il 1° a destra) e da un altro, dal nome illegibile (a sinistra), ritratti in una pittura parietale nella Grotta di S. Michele presso Olevano sul Tusciano (Salerno): il "Mons Aureus"
 

 

Venendo alluso corrente di questo toponimo in età medievale, esso risulta essere assai diffuso nellItalia meridionale; si veda ad esempio il sito micaelico di Olevano sul Tusciano [prov. Salerno], identificato col Mons Aureus visitato dal monaco franco Bernardo intorno all’870[1], e «sempre collegato a località in cui è comunque radicato il culto per l’Angelo» (A. Campione, Culto e santuari micaelici nell’Italia meridionale e insulare, p. 291, n. 67).

    Il colle larinese deve dunque il suo nome al
culto micaelico, generatovi dalla basilica dedicata al Principe degli Angeli, nota nei secoli successivi come SantAngelo a Palazzo, le cui vestigia sono al presente rintracciabili nei piani inferiori della Chiesa parrocchiale della Beata Maria Vergine delle Grazie.

 

 

 

 
  Bibliografia:

 

Bernard. Mon. Franc., Itinerarium in loca sancta anno 870 factum, edd. T. Tobler-A. Molinier, Itinera Hierosolymitana et Descriptiones Terræ Sanctæ, I, Genevæ 1879, pp. 307-320; Bernardi itinerarium factum in Loca sancta : PL 121, coll. 569a-574b (Apud Mabill., Acta Sanctorum Ordinis S. Benedicti, tom. IV, 1672, ex ms. codice bibliothecæ Remigianæ apud Rhemos.)

A. Campione, Culto e santuari micaelici nell’Italia meridionale e insulare, in P. Bouet-G. Otranto-A. Vauchez (edd.), Culto e santuari di san Michele nell’Europa medievale/Culte et sanctuaires de saint Michel dans l’Europe médiévale, Bari 2007, pp. 281-302

C. du Fresne Du Cange, Glossarium madiæ et infimæ Latinitatis... , ed. L. Favre, I, Niort 1883

A. Magliano, Brevi Cenni storici sulla Città di Larino, Larino 1925, rist. anast. Larino 1986

G. e A. Magliano, Larino. Considerazioni storiche sulla Città di Larino, Campobasso 1895, rist. anast. Larino 2003

G.A. Tria, Memorie Storiche, Civili ed Ecclesiastiche della Città, e Diocesi di Larino Metropoli degli Antichi Frentani…, Roma 1744, rist. Isernia 1989



[1] XX. Revertentes igitur ab Ierusalem civitate sancta, venimus in mare. Intrantes autem in mare, navigamus LX dies cum angustia magna valde, non habentes ventum serenum. Tandem exeuntes de mari, venimus ad montem-Aureum, ubi est cripta habens ibi VII altaria, habens etiam supra se silvam magnam. In quam criptam nemo potest pre obscuritate intrare, nisi cum accensis luminibus. Ibidem erat abbas dominus Valentinus. XXI. A monte-Aureo venientes pervenimus Romam. [Abbandonata la città santa di Gerusalemme, riprendemmo il mare e navigammo per sessanta giorni con grandissimo disagio a causa dei venti contrari. Tuttavia, una volta approdati, giungemmo al Monte Aureo, dove cè una cripta con sette altari; al di sopra vi sorge una fitta boscaglia. A causa dell’oscurità, nessuno può entrare in questa cripta se non con lampade accese. Qui era abate Valentino. Dal Monte Aureo giungemmo a Roma] (Itinerarium Bernardi monachi franchi, edd. T. Tobler-A. Molinier, Itinera Hierosolymitana et Descriptiones Terræ Sanctæ. Bellis sacris anteriora, Genevæ 1879, pp. 307-320, qui 320).

 

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