1ª Epistola:

“Dignus es accipere librum et aperire signacula eius”

Larino, 24 giugno 2009

Natività di San Giovanni Battista

 

 

 

Eccellenza Reverendissima,

 

Come Ella saprà, la Beata Vergine Maria Addolorata di Castelpetroso, Regina dei Martiri – che pur senza morire, colse la palma del martirio ai piedi della Croce –, venne proclamata Patrona della Regione Molisana dal papa Paolo VI il 6 dicembre 1973, su sollecitazione e diretto impegno di uno stimato prelato di Larino, città di Martiri, fatti propri dal Suo predecessore mons. Pietro Santoro il 26 gennaio di quell’anno.

La mente torna al segno impressionante di Castelpetroso: durante la Via Matris la Croce di legno messa nelle mani dell’Innocente e, come se la sua mente venisse d’un tratto innalzata, Egli l’ha portata dal Quinto Dolore – la Crocifissione – al Sesto – la Madre Addolorata che riceve tra le braccia il Figlio morto. Eia Mater, fons amoris[1], c’è scritto in cima al luogo delle Apparizioni. La Madre che è sorgente d’amore, che, per la sua Immacolata Concezione, è acqua che lava il peccato, donando, per amore verso il genere umano, come vittima di espiazione, l’agnello senza macchia (1Pt 1,19), generato nel suo grembo spirituale, nel cui sangue che diventa acqua – quasi delle nozze di Cana all’inverso, nozze dell’Agnello con la Sposa: Il terzo giorno vi fu una festa di nozze… e c’era la Madre di Gesù (Gv 2,1): il primo e l’ultimo dei segni –, nel tempo antecedente al compimento escatologico verranno lavate e rese candide le vesti degli eletti (cf Ap 7,14; 22,14), che avranno perciò accesso alla Gerusalemme celeste.

Ma come avvenne nel Tempo antico al popolo della Prima Alleanza (Es 12,7.13), che col segno del sangue dell’agnello scampò alla più terribile delle piaghe, prima di passare alla Terra Promessa attraverso l’acqua del Mar Rosso, prefigurazione del Battesimo, così accadrà nel Tempo ultimo, quando col sigillo di sangue del Dio vivente saranno segnati i servi di Dio (cf Ap 7,3), che non subiranno il suo castigo (cf Mc 10,38-39; cf anche Gv 19,34); quando si comprenderà che la linea retta della storia si è piegata in circolo, come riflessa.

La Madre Addolorata, associata alla Passione del Figlio, che qui si dimostra veramente Corredentrice, rivuole dunque la Croce di Lui, perché senza Croce e con Maria Addolorata la Chiesa non può esistere.

 

Un segno nel cielo, Maria Immacolata: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle (Ap 12,1); Maria Addolorata: Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto (Ap 12, 2).

Addolorata in cielo, vale a dire per la Chiesa, che è il cielo su questa terra. Addolorata, in ultimo, per la Madre che ha generato alla fede cristiana l’Innocente, la quale, a motivo della tragica copula, non ha più la Croce; una Donna che si è fatta irretire dal serpente antico: «Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ed egli ti dominerà» (Gn 3,16).

Una Donna, dunque, che non è più dispensatrice di salvezza, che non sa generare alla vita eterna, emorroissa; perde continuamente sangue, perde vita, accomunata in questo ad ogni nato da donna: esseri la cui esistenza va ogni giorno di più deteriorandosi. 

Sopravvenne, per la vicenda che più c’interessa d’appresso, il contatto col piviale[2] del Vicario di Cristo, il 31/12/2005, durante i Primi Vespri della solennità mariana: E da quell’istante la donna fu salvata (Mt 9,22). Quindi, il 29/08/2007, in occasione della Perdonanza Celestiniana, nel giorno della Decollazione del Battista, del sangue e dell’acqua, il segno che ha fatto tornare il Figlio dalla Madre, ai piedi della Croce che manca: «Donna, ecco tuo figlio!» (Gv 19,26). E il Signore al suo Discepolo amato: «Ecce Mater tua» (Gv 19,27).

 

 

Dunque, la Massoneria, fondata due secoli esatti prima di Fátima, ha messo le mani e i piedi nel rifugio nel deserto (cf Ap 12,6; 12,14); Satana calpesta l’Arcangelo Michele proprio nella Diocesi che ospitava un antichissimo suo luogo di culto; il suo malefico “fumo” ha invaso la Casa del Signore, rinnovando nella Madre i suoi acerbissimi Dolori. 

D’altronde, Ella saprà meglio di me che non si è in pochi all’interno della Chiesa, in periferia e al centro e ai diversi livelli, ad accodarsi alla macina massonica della Donna falsa-bianca, che alla fine verrà lasciata (cf Mt 24,41). C’è tuttavia la consapevolezza che il falso-Michele, colui che voleva essere come Dio, il figlio della perdizione, è stato rivelato (cf 2Ts 2,3-4).

Appare ad ogni modo indispensabile affidarsi alla preghiera affinché anche e soprattutto per la Madre del Discepolo amato, si realizzi la promessa dell’Eterno Padre:

«Io porrò inimicizia tra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe; questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno» (Gn 3,15).

È una promessa rinnovata anche dal Cristo:

«… e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa» (Mt 16,18).

È una certezza confermata anche da sua Madre a Fátima:

«Il mio Cuore Immacolato trionferà».

Con immenso dolore constatiamo, per intanto, che la basilica di Santa Maria di Collemaggio, lì dove questa storia ha avuto origine, da quella porta donde, per volere del monaco che depose la tiara, scorre l’acqua che lava il peccato, aprendo alla Divina Misericordia, è crollata all’inizio dei giorni del sangue di Nostro Signore.

Il carisma del padre farà sì che si potrà rinnovare e ancor più diffondere il divino flusso sgorgato per amore.

                      

Invocando la Sua paterna benedizione, Le porgo i più deferenti saluti,

 

            P.M.

 

 

 

 

 


Al vincitore… darò… la stella del mattino (Ap 2,26-28)

 

 



 



[1] Dallo Stabat Mater, sequenza liturgica in onore della Madonna attribuita a Jacopone da Todi: “Eia Mater, fons amoris, | me sentire vim doloris, | fac, ut tecum lugeam”. 

[2] Nell’episodio evangelico l’emorroissa tocca la frangia (κράσπεδον in greco e zizit in ebraico), composta da fili di lana bianca e azzurra intrecciati insieme e posti ai quattro angoli del mantello detto “della preghiera” che Gesù, come ogni pio israelita, indossava. La frangia voleva rammentare i comandamenti e le leggi che Dio aveva dato per essere osservate. Le quattro frange, quindi, sono figurazione della Parola di Dio. Si può pertante assumere – questa è l’idea di non pochi esegeti – che nel passo evangelico citato è come se fosse detto che la donna si considerava guarita una volta che avesse potuto toccare la Paroladi Dio, il Verbo incarnato.

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