2ª Epistola:

“Ecce servus meus”

Larino, 10 giugno 2012

Solennità del SS.mo Corpo e Sangue di Cristo

 

 

 

Eccellenza Reverendissima,

 

Il mese mariano di maggio si è aperto con un atto sommamente sacrilego commesso nella Sua Diocesi: nel pomeriggio del giorno 5 – primo sabato del mese –, qualcuno ha trafugato dal Tabernacolo della Sua Cattedrale, a pochi metri dalla Sua casa, il Corpo di Nostro Signore. Un analogo gesto si è ripetuto, nella notte, nella chiesa di San Timoteo, vero figlio nella fede di San Paolo (1Tm 1,2).

Il messaggio – mi pare chiaro – era rivolto a Lei. Satana ci teneva a farLe sapere che, malgrado nel frattempo fosse venuto meno il “fornitore coatto”, egli non avrebbe avuto alcuna difficoltà a provvedere diversamente.

Sì, nella Sua Diocesi, forse da decenni, se non da ben prima, si tengono riti satanici. È oltraggiato, nel seno della Sua Sposa, il Corpo del Figlio.

 

Eppure la Madonna a Fátima aveva detto: «Per impedire tutto questo (la guerra, la fame, la persecuzione alla Chiesa e al Santo Padre) verrò a chiedere la consacrazione della Russia al Mio Cuore Immacolato e la comunione riparatrice nei primi sabati»[1].

La via della salvezza proposta da Maria consiste dunque nella devozione/consacrazione al Suo Cuore Immacolato, che comporta la comunione eucaristica riparatrice e la vita secondo la nuova alleanza nel sangue di Cristo.

In cosa consiste questo sacrificio eucaristico di riparazione[2],  in ultimo?

In questo modo è definito, nella Nuova versione della Bibbia CEI, l’atto sacrificale cui si sottopone liberamente il “Servo sofferente” (Is 53,10). Nella legge ebraica era l’´ashàm, l’atto riparatorio previsto per i peccati commessi contro cose consacrate al Signore (Lv 5,15): Se qualcuno commetterà un’infedeltà e peccherà per errore riguardo a cose consacrate al Signore, porterà al Signore, come sacrificio di riparazione, un ariete[3] senza difetto, preso dal gregge. La vittima spettava al sacerdote che aveva compiuto il rito espiatorio e doveva essere mangiata in luogo santo (cfr Lv 7,1-10).

Un sacrificio – abbiamo detto – previsto per i peccati commessi per infedeltà contro cose consacrate al Signore. È il peccato commesso dalla figura anticristica, da Lei conosciuta, che prelude al figlio della perdizione (cfr 2Ts 2,3s).

Ed ecco il Cristianesimo che trova il suo complemento nella legge del Popolo eletto, perché la salvezza viene dai Giudei (Gv 4,22).

 

Ma Egli poteva mai distruggere anche questo prefiguratore dellAnticristo con il soffio della sua bocca (2Ts 2,8), così come parrebbe da una interpretazione letterale del passo paolino? Sarebbe mai stato concepibile, per la fede cristiana, un atto comunque violento commesso proprio dal Cristo che torna? No. Anzi Egli lo carica sulle Sue spalle: è l’Agnello che lava il peccato del consacrato empio, commesso proprio in un rito sacrilego: Non potete bere il calice del Signore e il calice dei demòni, ammoniva l’Apostolo (1Cor 10,21). Da quelle perdite di sangue – il sangue prezioso di Nostro Signore – scaturiva infine la infecondità e la impurità della Donna: emorroissa, ella – canale di infezione per altri, ostacolo sulla via della salvezza – non poteva divenire Madre, non era capace di generare alla vita eterna (cfr Mt 9,20-22; Mc 5,25-34; Lc 8,43-48), proprio a motivo di quel comportamento dell’uomo dell’iniquità (2Ts 2,3).

Ma Colui che viene, proprio facendosi “offerta” col Suo Corpo (cfr Sal 40,7-9; Rm 12,1s; Eb 10,5-10), cancellandogli il peccato commesso con la sua sofferenza vicaria – che è la potenza del Cristo (Ap 12,10; cfr Rm 8,36s) –, lo riscatta dal suo padrone menzognero e lo riconduce, mondo, al gregge del popolo di Dio: egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui (Is 53,4.5).

Egli lo libera dal laccio del cacciatore, dalla peste che distrugge, lo copre con le sue penne, trovandogli rifugio sotto le sue ali (cfr Sal 91,3s); nel Suo perdono, sinceramente e liberamente concessogli. E così facendo, accettando questa Sua condizione di “vittima totale”, lavando nel vino la sua veste (Gn 49,11) – che è immagine del Corpo –, è strumento di salvezza per molti[4].

 

Una vittima umana come riparazione, dunque. Nella ricostruzione storica della vita cristiana della città era sotteso che la mancanza dei Corpi dei Santi Martiri Larinesi comportasse un mutamento “genetico” del culto: «il rito e il significato del pallio – che consistono nella “consanguineità con Cristo” – caddero nell’oblio, fino a trasformarsi in una processione di drappi colorati il cui senso non venne più percepito, sicché il pellegrino dismise il suo abito di penitente e accorciò il bastone per poterlo relegare agevolmente nelle mani del proprio figlio o nipote; […] E allora venne l’epoca decadente, quasi pagana, delle corse dei carri dalle campagne al centro cittadino» avevo scritto[5]. Si voleva dire, cioè, che quando manca l’offerta del proprio corpo come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio (Rm 12,1; cfr 1Pt 2,5), quando si “dismette l’abito del penitente” e si riduce l’annuncio del Vangelo a mera Parola, senza che ne derivino conseguenti stili di vita, il culto spirituale non può che decadere in semplice culto esteriore[6].

D’altronde, il cuore del “Terzo segreto”[7] sta proprio nella triplice esclamazione «Penitenza! Penitenza! Penitenza!»[8], pronunciata dall’Angelo con la spada di fuoco, che possiamo chiaramente riconoscere nell’Arcangelo Michele[9].

 

 

Eccellenza,

 

la Madonna a Fátima aveva detto ai tre pastorinhos:

«Avete visto l’Inferno, dove vanno le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato», senza la qual cosa «i buoni saranno martirizzati, il Santo Padre dovrà soffrire molto, diverse nazioni saranno annientate; “por fim o meu Imaculado Coração triunfará”. Finalmente, il mio Cuore Immacolato trionferà»[10].

La Madonna, dunque, offre ciò che ha di più prezioso, il Suo Cuore Immacolato, per la salvezza delle anime.

Cosa presenta la Beata Vergine Maria Addolorata di Castelpetroso al Padre celeste, nel suo atteggiamento sacerdotale di Madre sofferente ed offerente? Il Suo Figlio, partorito nel dolore, il frutto del Suo grembo di Madre della Chiesa, che Ella dona come vittima di espiazione. Un dono che potrebbe apparire agli occhi di molti di nessuna consistenza, ma prezioso al cospetto di Dio, perché fatto col Cuore. E nella Passione del Figlio, cui Ella è associata, nel suo Cuore Immacolato trafitto da una spada (cfr Lc 2,35)[11], unito ai dolori del Figlio, si realizza il piano salvifico del Padre[12].

La salvezza delle anime sarebbe perciò da identificare nella devozione al Cuore Immacolato di Maria, per compiere la volontà di Dio, considerandolo nel mistero della sua unione col Cuore del Cristo, unico Mediatore[13].

 

La mente torna alle Apparizioni della Vergine Maria alla suora Catherine Labouré, avvenute nel 1830-1831, a Rue du Bac a Parigi, con le quali si suole far cominciare le Apparizioni mariane moderne. Nella seconda, del 27 novembre 1830, la Vergine ordinò alla religiosa di far coniare una Medaglia, poi detta “miracolosa”, con questa iscrizione sul lato diritto: “O Marie conçue sans péché priez pour nous qui avons recours à Vous” – dichiarata anticipazione del dogma mariano dell’Immacolata Concezione –, posta a coronamento della figura dell’Immacolata (cfr Ap 12,1s), ritratta con le braccia aperte verso il mondo; mentre sul rovescio erano i Cuori di Gesù e Maria, l’uno coronato di spine, l’altro trafitto da una spada (cfr Lc 2,35), sopra i quali stavano una Croce e una “M” a simboleggiare la Madonna. In essa è dunque compendiato l’insegnamento scritturale, teologico, cristocentrico ed ecclesiale della Chiesa[14]: la storia dell’umanità e il piano divino di salvezza passano attraverso il Cuore Immacolato di Maria.

Più sinteticamente è detto nella cosiddetta “carrese di San Pardo”: Tu sol la puoi portar la palma mmano|mmiezzo alli fedeli cristiani”.

 

Ed ecco, ancora, il provvidenziale culto della Divina Misericordia, che il papa Giovanni Paolo II volle istituire, contro il parere autorevole di due importanti Congregazioni vaticane, la II domenica di Pasqua – domenica in albis –, in occasione della canonizzazione della suora polacca Faustyna Kowalska. Dal Cuore trafitto del Cristo escono i due raggi, rosso e pallido: il sangue e l’acqua. Egli è il Medico Divino che va per il mondo a curare l’umanità sofferente, donando la sua Misericordia[15]. «Jezu ufam Tobie», è la scritta posta ai piedi del Cristo: «Gesù, confido in Te» (cfr Is 50,10).

Ancora una volta, il rimando alla storia cristiana della Sua Diocesi: il pellegrinaggio dal sangue all’acqua, verso il Monte sacro a Dio, ai primi giorni di maggio, con la Pasqua oramai alle spalle: A primavera si complisce ’l mondo, recita la “carrese”.

 

Consideriamo, poi, la figura storica di papa Celestino V, il “papa angelico” a lungo vagheggiato ed atteso dall’Ecclesia spiritualis – che mai avrebbe messo piede a Roma –, ma che ben presto rinuncia al suo sacro mandato – non prima di aver lasciato la Perdonanza, che è anticipazione di un più universale Perdono – per evitare ulteriori lacerazioni alla Santa Chiesa: non era ancora venuto il tempo perché fosse inevitabile lo scontro tra una Chiesa tutta dedita alla salvezza delle anime e un’altra, più interessata all’esercizio del potere. Non era ancora il tempo perché l’umanità tutta si decidesse, senza esitazioni, per una scelta totalmente rivolta a Dio. Da qui il ripiego su una figura “politica” qual era Bonifacio VIII, e il conseguente periodo buio della “cattività avignonese”, cui fecero seguito i quarant’anni del Grande Scisma d’Occidente, che molti dolori e molte ferite avrebbe generato nel Corpo mistico di Cristo[16].

Dopo l’inattesa elezione del monaco del Morrone e la sua subitanea uscita di scena, appariva chiaramente che un “papa angelico” – “angelico” nel senso più pieno (cfr Sal 91,11s) – era di là da venire: Non sarà tolto lo scettro da Giuda né il bastone del comando tra i suoi piedi, finché verrà colui al quale esso appartiene e a cui è dovuta l’obbedienza dei popoli (Gn 49,10).

 

«Il Santo Padre dovrà soffrire molto»disse Nossa Senhora a Fátima. Egli è, sin da Gregorio Magno, il Servus servorum Dei. È il “Servo sofferente” del Deutero Isaia: Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio (Is 42,1). È il Vescovo vestito di Bianco[17] del cosiddetto “Terzo segreto di Fátima”[18], visto in una luce immensa che è Dio “tivemos o pressentimento de que era o Santo Padre” -, che avanza nel suo cammino mezzo tremulo con passo vacillante, oppresso[19] di dolore e di pena; fino a giungere al Monte (cfr Sal 24), su cui si staglia una grande Croce, ai cui piedi viene trafitto (Is 53,5; cfr Gv 19,37) – era come agnello condotto al macello (Is 53,7) –, che col suo sangue giustificherà molti (Is 53,11.12; Mt 26,28; Mc 14,24). Colui che è destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro (Ap 12,5): Susciterò per loro un pastore che le pascerà, il mio servo Davide. Egli le condurrà al pascolo, sarà il loro pastore (Ez 34,23); Radunerò io stesso il resto delle mie pecore da tutte le regioni dove le ho scacciate e le farò tornare ai loro pascoli; … susciterò a Davide un germoglio giusto, che regnerà da vero re e sarà saggio ed eserciterà il diritto e la giustizia sulla terra (Ger 23,3.5); Il Signore, tuo Dio, susciterà per te, in mezzo a te, tra i tuoi fratelli, un profeta pari a me. A lui darete ascolto (Dt 18,15).

Egli è la piccola “pietra” che si stacca dal Monte senza intervento di mano d’uomo e si schianta contro la statua dai piedi di ferro e d’argilla, disintegrandola (Dn 2,34 ss): Le spezzerai con scettro di ferro, come vaso di argilla le frantumerai (Sal 2,9). Una “pietra” che è pietra d’inciampo (Is 8,14; 28,16; cfr 50,11).

Egli procede, nella sofferenza, lungo il suo cammino – ora sappiamo: dal sangue all’acqua – disseminato di distruzione e morte, e tuttavia strumento di misericordia divina: In quel giorno vi sarà per la casa di Davide e per gli abitanti di Gerusalemme una sorgente zampillante per lavare il peccato e l’impurità (Zc 13,1); per le sue piaghe noi siamo stati guariti (Is 53,5); Egli è alleanza del popolo e luce delle nazioni (Is 42,6): quando apre nessuno chiude e quando chiude nessuno apre (Ap 3,6; Is 22,22; cfr Mt 16,19; Gv 6,27); artefice di conoscenza, mediante lo Spirito, per risolvere gli enigmi del mondo: Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza (Is 53,11); Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità (Gv 16,13; cfr Is 11,2; 42,1). Fin dall’apertura del primo sigillo[20] - il sangue e l’acqua dell’Agnello (cfr Mc 10,38s; Gv 19,34), partorito nel dolore dall’Immacolata – gli fu data una corona… per vincere ancora (Ap 6,2), che ha compreso essere di spine, sui passi del suo Signore e Maestro (Mt 27,29; Mc 15,17; Gv 19,2): «Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?» (Lc 23,31).

In ultimo, ai piedi della grande Croce, cade trafitto: Riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione: guarderanno a me, colui che hanno trafitto (Zc 12,10); Egli è stato trafitto per le nostre colpe; per la colpa del mio popolo fu percosso a morte, anche se intercedeva per i colpevoli (Is 53,5.8.12); un consacrato sarà soppresso senza colpa in lui (Dn 9,26). Un consacrato “senza colpa” che per la “colpa” del mio popolo fu percosso a morte (Is 53,8). Chi mi dichiarerà “colpevole”? (Is 50,9).

Così poi il Papa verso Fátima: «Quanto alle novità che possiamo oggi scoprire in questo messaggio (il c.d. “Terzo segreto”), vi è anche il fatto che non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa. … oggi lo vediamo in modo realmente terrificante: … la più grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa»[21]: la “copula”, la “colpa” originale del primo uomo e della prima donna, il voler essere “come Dio” (cfr Gn 3,5), disubbidendo alla Sua Parola, che si perpetua anche in ampie porzioni della nuova Donna, la Chiesa: «Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ed egli ti dominerà» (Gn 3,16). E difatti il Pontefice ammonisce: «Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fátima sia conclusa»[22].

Ma è scritto: Prima di provare i dolori, ha partorito; prima che le venissero i dolori, ha dato alla luce un maschio (Is 66,7).

 

Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore. … Ti prego, Signore, perché sono tuo servo; io sono tuo servo, figlio della tua schiava: tu hai spezzato le mie catene. A te offrirò un sacrificio di ringraziamento e invocherò il nome del Signore (Sal 115,4.7s).

 

Ed ecco, ancora, il “sogno delle due colonne” di San Giovanni Bosco[23]: durante una battaglia navale un Papa colpito a morte, la immediata elezione del successore, che riesce ad ancorare la Nave della Santa Chiesa, che si muove nel mare tempestoso della storia, tra persecuzioni vieppiù violente, a due colonne di diversa altezza, su cui si stagliano una grande Ostia – Salus credentium – e la Vergine Immacolata – Auxilium Christianorum: il sangue e l’acqua. Le navi dei nemici della Chiesa che a questo inaspettato evento affondano inesorabilmente, una dopo l’altra. «Si preparano gravissimi travagli per la Chiesa. Quello che finora fu, è quasi nulla rispetto a quello che deve accadere. Due soli mezzi restano per salvarsi fra tanto scompiglio: Devozione a Maria Santissima e frequente comunione»[24] raccomandava per l’appunto il Santo torinese.

 

A Pietro le chiavi, a Giovanni la Madre. Ma senza che fra queste due volontà di Nostro Signore si manifesti conflitto alcuno. Ed ecco, quando verrà la pienezza del tempo, a guidare la Chiesa è chiamato[25] il discepolo che egli amava (Gv 19,26; 13,23); non più, dunque, successore di Pietro, bensì “successore di Cristo”: Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava ... Pietro dunque, come lo vide disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi» (Gv 21,20-22). Ciò avverrà  in un processo dinamico, che alla fine si manifesterà pienamente (cfr Mt 24,29ss; Mc 13,24ss; Lc 21,27s): In quel giorno avverrà che io chiamerò il mio servo Eliakìm, … lo rivestirò con la tua tunica, lo cingerò della tua cintura e metterò il tuo potere nelle sue mani. … Gli porrò sulla spalla la chiave della casa di Davide: se egli apre, nessuno chiuderà; se egli chiude, nessuno potrà aprire (Is 22,20-22; cfr 50,11); Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato (Mt 24,40).

Egli è la piccola “pietra” rotolata dal Monte (cfr Dn 2,34), che, non più e non solo salda “roccia” (cfr Mt 16,18), ma proprio nel suo staccarsi e schiantarsi contro la statua-idolo, per volere di Dio, trova la sua forza e ragione. È Colui che non è contaminato con donne (cfr Ap 14,4), che cioè rifugge l’idolatria: l’Agnello stesso, che sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita (Ap 7,17). Una vita dove non vi sarà più il peccato né la morte (cfr Ap 21,4); una vita “immacolata”, configurata a Cristo mediante il lavacro nel sangue incorrotto dell’Agnello immolato – figlio della Chiesa, cui Egli darà, col suo sacrificio, una veste di lino puro e splendente[26] (Ap 19,8; cfr Gn 49,11; Ef 5,25-27); figlio senza macchia della Vergine Immacolata[27] (cfr 1Pt 1,19): e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo (Is 52,14) –. In questa Patria eterna avranno difatti accesso coloro che avranno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello (Ap 7,14): «Sotto i due bracci della Croce c’erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio», concludeva il Segreto[28].

 

Ci sarà un sentiero e una strada e la chiameranno via santa; nessun impuro la percorrerà. … Vi cammineranno i redenti. Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore e verranno in Sion con giubilo (Is 35,8-10); l’Agnello, dunque, condurrà il popolo alla Gerusalemme celeste, novello Mosè[29] del Tempo ultimo: Si formerà una strada per il resto del suo popolo che sarà superstite dall’Assiria, come ce ne fu una per Israele quando uscì dalla terra d’Egitto (Is 11,16): dal sangue all’acqua, dal sacrificio al lavacro (cfr Eb 10,19-22). Egli stesso – Agnello immolato –, molto più di Mosè, è nostra Pasqua (1Cor 5,7): è la via, aperta nella verità, per accedere alla vera vita (cfr Gv 14,6):

«Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via» (Gv 14,3s).

 

Tutto ciò è ben leggibile nell’antico pellegrinaggio dalla “Città del sangue” alla “conca marina”, all’acqua, prima di salire il Monte sacro a Dio e contemplarne il Volto (cfr Sal 24); ed il “palio di San Primiano” – segno eucaristico –, che gli antichi pellegrini conducevano seco, legato al loro bastone crociato, altro non è se non una prefigurazione del sangue dell’Agnello, con cui il popolo di Dio è segnato prima dell’esodo definitivo verso la Patria celeste: un sangue che dà sostentamento e forza (cfr Ap 7,3)[30], per vincere l’ultimo scatenamento del Male, alla fine dei tempi; nel passaggio attraverso la grande tribolazione (Ap 7,14), per accedere al Regno: «Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo» (Gv 6,27).

Si disvela finalmente, in questo passaggio ultimo, la sconfitta definitiva di Satana: «questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno» (Gn 3,15). Ed anche Israele, alla fine, non potrà non riconoscere in questo fatto mai a essi raccontato (Is 52,15) – Pasqua cosmica (CCC, 675, 677) – l’avvenimento fondante della sua storia, e si convertirà alla vera fede (cfr Rm 11,26; Is 49,5s).

Sono giunte le nozze dell’Agnello; la sua sposa è pronta (Ap 19,7); Il terzo giorno ci fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli (Gv 6,1s).

Ed infine l’arco di guerra sarà spezzato, annuncerà la pace alle nazioni (Zc 9,10).

 

Tutto è già scritto, tutto già delineato nella storia cristiana della Diocesi che Dio ha voluto affidarLe, il rifugio nel deserto (Ap 12,6.14). Tuttavia, non a Lei è dato il potere efficace, perché è scritto: Ma essi lo hanno vinto grazie al sangue dell’Agnello e alla parola della loro testimonianza (Ap 12,11).

 

 

Eccellenza,


    osserviamno con sgomento, proprio in questi giorni, la grave discordia ai vertici della Chiesa, dove indegni pastori paiono talvolta prendere il sopravvento sul mite Vicario di Cristo (cfr Ez 34,2-10). Ebbene, in questi tristi avvenimenti non pochi commentatori hanno visto l’operare occulto di logge massoniche. Con tutto ciò, appare sempre più chiaramente che l’obiettivo primario di chi muove le fila, che in ultimo è il demonio, è quello di screditare e abbattere l’attuale Pontefice, la cui azione pastorale è sommamente avversata, al fine di distruggere la Chiesa.

Ma c’è da chiedersi angosciati: Roma è già sulla via della perdizione? (cfr Ap 13,11-18; 17)

Voglia difendere pubblicamente il Papa, dimostrandogli la Sua solidarietà, ogni volta che Le sarà possibile. Egli è in pericolo.

Oltre a tutto, già si avvertono minacciosi venti di guerra all’orizzonte, nel Medio e Vicino Oriente (cfr Ap 6,3s), perché il diavolo è disceso sopra di noi, pieno di grande furore, sapendo che gli resta poco tempo (Ap 12,12).

 

L’Agnello sa di portare alla luce saperi che nessuno ha mai riferito nel corso della storia né vi sarà mai qualcuno che in futuro li potrà mai esporre in sua vece (cfr Ap 5); ed altri sacri enigmi Egli è chiamato a sciogliere, che al momento non Gli sarà certamente dato di comprendere, ma che saranno in ogni caso annunciati (cfr Ap 6)[31].

Non dalla carne viene la cognizione della sua condizione, ma dallo Spirito di verità che Gliela ha rivelata.

Per questo, non potranno in nessun caso venire abiure da parte sua: il Signore Dio mi assiste, per questo non resto svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pietra (Is 50,7).

 

Questa è la ragione per cui la persecuzione sarà sempre più opprimente; ed anzi già questo accanimento sta cominciando a manifestarsi concretamente. Satana sta cercando con tutti i mezzi di impedire che questo disegno si realizzi: verranno tentazioni sul suo cammino, per farLo cadere nel peccato; impedimenti vari frapposti da altri, che più o meno consapevolmente porranno ostacoli che dovranno essere superati; verranno maltrattamenti, verranno calunnie, verranno umiliazioni: Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guance a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi (Is 50,6): «Humiliari nos oportet».

Tuttavia, per amore della Madre, il volere di Dio verrà portato a compimento: non cederò la mia gloria ad altri, né il mio onore agli idoli (Is 42,8).

Dona al tuo servo la tua forza, salva il figlio della tua serva(Sal 86,16).

 

 

Eppure Egli commette peccati tutti i giorni, giacché il veleno che Gli è stato messo in Corpo nel corso dei decenni, del quale Lui soltanto sa apprezzare i nefasti effetti, non è stato che in minima parte smaltito: Egli mangerà panna e miele finché non imparerà a rigettare il male e a scegliere il bene (Is 7,15). È necessario che quest’opera di purificazione del suo Corpo venga ancor di più perseguita nel Sacrificio quotidiano (Gn 49,11).

 

Chi tra voi teme il Signore, ascolti la voce del suo servo! (Is 50,10).

 

Ossequi,

 

       P.M.

                                                                                                          

 

 

«Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!» (Mc 9,7)

 

 

 



[1] Lúcia dos Santos, Memorie di suor Lucia, Fátima 1980, p. 104 (Terza Memoria, 31 agosto 1941).

[2] Cfr Benedetto XVI, Incontro con i parroci e il clero della Diocesi di Roma (22 febbraio 2007): «Mi sembra che dobbiamo andare a fondo, arrivare al Signore stesso che ha offerto la riparazione per il peccato del mondo, e cercare di riparare: diciamo, di mettere equilibrio tra il plus del male e il plus del bene. Così, nella bilancia del mondo, non dobbiamo lasciare questo grande plus al negativo, ma dare un peso almeno equivalente al bene. Questa idea fondamentale si appoggia su quanto è stato fatto da Cristo. Questo, per quanto è possibile capire, è il senso del sacrificio eucaristico. Contro questo grande peso del male che esiste nel mondo e che tira giù il mondo, il Signore pone un altro peso più grande, quello dell’amore infinito che entra in questo mondo. Questo è il punto importante: Dio è sempre il bene assoluto, ma questo bene assoluto entra proprio nel gioco della storia; Cristo si rende qui presente e soffre fino in fondo il male, creando così un contrappeso di valore assoluto. Il plus del male, che esiste sempre se vediamo solo empiricamente le proporzioni, viene superato dal plus immenso del bene, della sofferenza del Figlio di Dio. In questo senso c’è la riparazione, che è necessaria». 

[3] Sul termine “ariete” in relazione alle parole del Battista riportate da Giovanni (Gv 1,29), cfr. Origene, Com. in Joh. VI, 60, 306-307, ed. e trad. it. E. Corsini, Commento al Vangelo di Giovanni di Origene, Torino 1968, pp. 316-317: «Giunto al commento di questo passo (Ev. Io. 1,29), Eracleone… asserisce che “l’espressione Agnello di Dio è pronunciata da Giovanni Battista in quanto profeta, mentre l’altra, Che prende su di sé il peccato del mondo, è pronunciata da lui in quanto più che profeta (cfr Ev. Matth. 11,9)”. Quanto alla prima, egli pensa che si riferisca al corpo di Cristo; la seconda a ciò che è nel corpo: infatti l’agnello indica qualcosa che non è ancora perfetto secondo la specie ovina, e tale è appunto il corpo rispetto a ciò che vi dimora. “Se Giovanni avesse voluto attribuire al corpo la perfezione”, egli dice, “avrebbe definito ariete la parte che doveva essere immolata”».

[4] L’apparente contrasto tra l’espressione pro multis, recitata durante la Preghiera Eucaristica della Santa Messa in lingua latina, risultante dai testi evangelici (Mt 26,27-28; Mc 14,24), e l’interpretazione «per tutti» data in alcune lingue, è così commentato dall’attuale Pontefice: «secondo la struttura linguistica del testo, l’‹ essere versato › non si riferisce al sangue, ma al calice; ‹ si tratterebbe quindi di un attivo “versare” del sangue dal calice, un atto in cui la stessa vita divina è donata abbondantemente, senza alcuna allusione all’agire di carnefici › … . La parola sul calice quindi non alluderebbe all’evento della morte in croce e al suo effetto, ma all’atto sacramentale, e così si chiarirebbe anche la parola ‹ molti ›: mentre la morte di Gesù vale ‹ per tutti ›, la portata del Sacramento è più limitata. Esso raggiunge molti, ma non tutti» (J. Ratzinger-Benedetto XVI, Gesù di Nazareth, II, Città del Vaticano 2011, p. 154). Il riferimento va naturalmente a Mc 10,39: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati»; difatti: «In verità vi dico che io non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio» (Mc 14,25, cfr Mt 26,29). Sulla questione vd. anche Lettera di Sua Santità Benedetto XVI al Presidente della Conferenza Episcopale Tedesca (14 aprile 2012).

[6] J. Ratzinger-Benedetto XVI, Gesù di Nazareth, Città del Vaticano-Milano 2007, p. 284: «Si tratta di un cristianesimo che, per così dire, vuole solo la Parola, ma non la carne e il sangue. Il corpo di Gesù e la sua morte non svolgono, insomma, alcun ruolo. Così quello che resta del cristianesimo è ‹ acqua › – la parola senza la corporeità di Gesù perde la sua forza. Il cristianesimo diventa pura dottrina, puro moralismo e questione di intelletto, ma gli mancano la carne e il sangue. […] Chi non vi scorgerebbe qualche minaccia per il nostro cristianesimo attuale? L’acqua e il sangue vanno insieme; incarnazione e croce, battesimo, parola e sacramento sono inseparabili. E il Pneuma deve aggiungersi».

[7] Testo in Portoghese e in Italiano  del c.d. “Terzo segreto”.

[8] Cfr. J. Ratzinger, Commento teologico, in Congr. per la Dottr. della Fede, Il messaggio di Fátima, Cinisello Balsamo 2000, p. 57: «la parola chiave di questo ‹ segreto › è il triplice grido: ‹ Penitenza, Penitenza, Penitenza! ›. Ci ritorna alla mente l’inizio del Vangelo: ‹ paenitemini et credite evangelio › (Mc 1,15). Comprendere i segni del tempo significa: comprendere l’urgenza della penitenza – della conversione – della fede. Questa è la risposta giusta al momento storico, che è caratterizzato da grandi pericoli».

[9] Segnaliamo qui l’errore di traduzione presente nella versione data dalla Santa Sede, che raffigura la Madonna che invia il suo splendore contro l’Angelo, mentre è chiaro dal contesto che Ella lo manda contro le «fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo». Difatti in Portoghese, il possessivo seu può essere riferito sia a persona che a cosa. Teologicamente incoerente, difatti, immaginare la Regina degli Angeli che si mette a guerreggiare proprio con un Angelo.

[10] Lúcia dos Santos, Memorie di suor Lucia cit., pp. 102 e 104 (Terza Memoria, 31 agosto 1941).

[11] Cfr. Giovanni Paolo II, Udienza generale (18 dicembre 1996): «Simeone … predice alla Vergine che avrà parte alla sorte del Figlio. […] Simeone affianca alla sofferenza di Cristo la visione dell’anima di Maria trafitta dalla spada, accomunando, in tal modo, la Madre al doloroso destino del Figlio. Così il santo vegliardo, mentre pone in luce la crescente ostilità a cui va incontro il Messia, sottolinea la ripercussione di essa sul cuore della Madre. Tale sofferenza materna raggiungerà il culmine nella passione quando si unirà al Figlio nel sacrificio redentore. Venendo dopo un accenno ai primi canti del Servo del Signore (cfr Is 42,6; 49,6), citati in Lc 2,32, le parole di Simeone ci fanno pensare alla profezia del Servo sofferente (Is 52,13-53,12), il quale, “trafitto per i nostri delitti” (Is 53,5), offre “se stesso in espiazione” (Is 53,10) mediante un sacrificio personale e spirituale, che supera di gran lunga gli antichi sacrifici rituali. Possiamo notare qui come la profezia di Simeone lasci intravedere nella futura sofferenza di Maria una singolare somiglianza con l’avvenire doloroso del “Servo”. […] Ella diventerà la fedele cooperatrice del Figlio per la salvezza del genere umano»; Id., Lett. enc. Redemptoris Mater (25 marzo 1987), 16: «Quello di Simeone appare come un secondo annuncio a Maria, poiché le indica la concreta dimensione storica nella quale il Figlio compirà la sua missione, cioè nell'incomprensione e nel dolore. Se un tale annuncio, da una parte, conferma la sua fede nell'adempimento delle divine promesse della salvezza, dall'altra le rivela anche che dovrà vivere la sua obbedienza di fede nella sofferenza a fianco del Salvatore sofferente, e che la sua maternità sarà oscura e dolorosa».

[12] Conc. Ecum. Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 58: «la beata Vergine avanzò nella peregrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce, dove, non senza un disegno divino, se ne stette (cfr Gv 19,25), soffrendo profondamente col suo Unigenito e associandosi con animo materno al suo sacrificio, amorosamente consenziente all’immolazione della vittima da Lei generata».

[13] Cfr. J. Ratzinger, Commento teologico, in Congr. per la Dottr. della Fede, Il messaggio di Fatima cit., p. 56: «Come via a questo scopo (la salvezza delle anime) viene indicata… la devozione al Cuore Immacolato di Maria. Per capire questo può bastare qui una breve indicazione. ‹ Cuore › significa nel linguaggio della Bibbia il centro dell’esistenza umana, la confluenza di ragione, volontà, temperamento e sensibilità, in cui la persona trova la sua unità ed il suo orientamento interiore. Il ‹ cuore immacolato › è secondo Mt 5,8 un cuore, che a partire da Dio è giunto ad una perfetta unità interiore e pertanto ‹ vede Dio ›. ‹ Devozione › al Cuore Immacolato di Maria pertanto è avvicinarsi a questo atteggiamento del cuore, nel quale il fiat – ‹ sia fatta la tua volontà › – diviene il centro informante di tutta quanta l’esistenza. […] Il Cuore aperto a Dio, purificato dalla contemplazione di Dio è più forte dei fucili e delle armi di ogni specie».

[14] Cfr Conc. Ecum. Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, VIII: La Beata Maria Vergine Madre di Dio nel mistero della Chiesa.

[15] Cristo stesso aveva così richiesto alla religiosa: «Io desidero che vi sia una festa della Misericordia. Voglio che l’immagine, che dipingerai con il pennello, venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua; questa domenica deve essere la festa della Misericordia» ( S. Maria Faustina Kowalska, Diario. La Misericordia divina nella mia anima, Città del Vaticano 200711, n. 49, p. 75). Si osservi che una delle prime immagini, dipinta nel 1944 dal pittore Adolf Hyła per una cappella di Cracovia-Łagiewniki, aveva come sfondo un paesaggio reale – i monti Beschidi –, proprio a significare la realtà del soggetto; cosa che destò molte proteste in ambienti ecclesiastici. In seguito prevalse la raffigurazione con fondo scuro e uniforme.

[16] Si veda l’omelia del card. Walter Kasper, durante la Santa Messa di Apertura della Perdonanza Celestiniana (28 agosto 2010).

[17] In questo “Bianco”, scritto con l’iniziale maiuscola, si può intravedere una lettura più profonda e più reale, riferita alla veste candida indossata alfine dal “Servo” (cfr Gn 49,11: «Lava nel vino la sua veste, e nel sangue dell’uva il suo manto»).

[18] Terza parte del «Segreto», in Congr. per la Dottr. della Fede, Il messaggio di Fatima cit., pp. 28-34.

[19] La versione in Italiano data dalla Santa Sede, che traduce “afflitto”, è imprecisa; difatti il testo in Portoghese vergato da suor Lúcia riporta acabrunhado, che equivale più a “avvilito, umiliato, mortificato”. Qui pertanto si vuole porre l’accento sul fatto che non si tratta tanto di uno stato d’animo del Vescovo vestito di Bianco, dovuto a una situazione esterna a lui, bensì a un’intima condizione dovuta alla continua persecuzione di cui egli è fatto oggetto.

[20] Così H.U. von Balthasar, Il libro dell’Agnello, Milano 2007, p. 77: «Si potrebbe essere tentati di avvicinare questo primo cavaliere al Logos-Verbo di Dio, traboccante di sangue, che a sua volta cavalca un cavallo bianco verso la battaglia (19,11-13); tuttavia … egli non ha addosso del sangue; è l’‹ innocenza del divenire ›, l’elemento antimanicheo della creazione, malgrado tutti gli abissi che si apriranno in seguito; un grande ‘sì’ che nel corso di ogni battaglia è certo della vittoria definitiva e perciò cavalca già nello splendore del vincitore. Nessuno dei cavalieri che seguono può mettere in questione la sua essenza».

[21] Intervista concessa dal Santo Padre Benedetto XVI ai giornalisti durante il volo verso il Portogallo (11 maggio 2010). Ma già Paolo VI lanciava l’allarme: «Quali sono oggi i bisogni maggiori della Chiesa? Non vi stupisca come semplicista, o addirittura come superstiziosa e irreale la nostra risposta: uno dei bisogni maggiori è la difesa da quel male, che chiamiamo il Demonio» (Udienza generale, 15 novembre 1972).

[22] Benedetto XVI, Omelia pronunciata nella Santa Messa sul sagrato del Santuario di Fátima (13 maggio 2010).

[23] G.B. Lemoyne, Memorie biografiche di San Giovanni Bosco, VII, 18, Torino 1909, pp. 169-171.

[24] Ibid.

[25] In una lettera del veggente di La Salette Maximin Giraud al papa Pio IX, del 3 luglio 1851, che riferiva dell’apparizione della Madonna del 19 settembre 1846, si parla di un papa «che nessuno si aspetta». Altrove il bambino confidò che egli non sarebbe stato “romano” e avrebbe sofferto molto.

[26] La veste di lino puro e splendente – che è immagine della Chiesa-Sposa – fa da contrappunto al mantello intriso di sangue (Ap 19,13) indossato dal cavaliere-Messia, che pure in certo qual modo sta a raffigurare la Chiesa di Cristo, il quale ha pigiato nel tino il vino dell’ira furiosa di Dio, l’Onnipotente (Ap 19,15; cfr Is 63,1-6). Come spiegare questa apparente contraddizione? Egli, in effetti, accettando di farsi strumento di misericordia per i peccatori, distrugge i loro peccati (Rm 11,27) proprio mediante il suo sacrificio redentore; addossa su di Sé i peccati degli uomini, lavandoli nel suo sangue: «lava nel vino la sua veste e nel sangue dell’uva il suo manto» (Gn 49,11).

[27] «Que soy era Immaculada Councepciou», «Io sono l’Immacolata Concezione», disse la Vergine a Bernadette alla Grotta di Lourdes, nel corso della Sedicesima Apparizione. Era il 25 marzo 1858, solennità dell’Annunciazione del Signore: non poteva esserci data più significativa per lo svelamento del nome di Colei che la veggente chiamava indefinitamente «Aquerò»: dallImmacolata viene lImmacolato.

[28] Cfr J. Ratzinger, Commento teologico, in Congr. per la Dottr. della Fede, Il messaggio di Fatima cit., p. 61: «il sangue di Cristo ed il sangue dei martiri vengono qui considerati insieme: il sangue dei martiri scorre dalle braccia della croce. Il loro martirio si compie in solidarietà con la passione di Cristo, diventa una cosa sola con essa. Essi completano a favore del corpo di Cristo, ciò che ancora manca alle sue sofferenze (cfr Col 1,24). La loro vita è divenuta essa stessa eucaristia, inserita nel mistero del chicco di grano che muore e diventa fecondo».

[29] Sulla Pasqua ebraica cfr Benedetto XVI, Esort. ap. postsinodale Sacramentum caritatis (22 febbraio 2007), 10: «Questa cena rituale, legata all’immolazione degli agnelli (cfr Es 12,1-28.43-51), era memoria del passato ma, nello stesso tempo, anche memoria profetica, ossia annuncio di una liberazione futura. Infatti il popolo aveva sperimentato che quella liberazione non era stata definitiva, poiché la sua storia era ancora troppo segnata dalla schiavitù e dal peccato. Il memoriale dell’antica liberazione si apriva così alla domanda e all’attesa di una salvezza più profonda, radicale, universale e definitiva»; cfr Gv 6,58: «Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

[30] Giovanni Paolo II, Lett. enc. Ecclesia de Eucharistia (17 aprile 2003), 1: «La Chiesa vive dell’Eucaristia. […] Da quando, con la Pentecoste, la Chiesa, Popolo della Nuova Alleanza, ha cominciato il suo cammino pellegrinante verso la patria celeste, il Divin Sacramento ha continuato a scandire le sue giornate, riempiendole di fiduciosa speranza».

[31] « ... anche se la Rivelazione è compiuta, non è però completamente esplicitata; toccherà alla fede cristiana coglierne gradualmente tutta la portata nel corso dei secoli » (CCC, 66); «divina eloquia cum legente crescunt», «Le parole divine crescono insieme con chi le legge» (Greg. Magn., in Ez. I, 7, 8; CCC, 94).

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